“Four Year Strong” by Four Year Strong

di Riccardo Volpe
Four_Year_Strong_AlbumC’è qualcosa di assolutamente paradossale nell’ easycore ed è questo ciò che rende capace tale genere di dividere gli ascoltatori in suoi assidui amanti o in totali haters. Questa sorta di happy hardcore che unisce pop punk e hc è stato portato avanti per anni da svariate band, ma è indiscutibile che tra i maggiori esponenti nonchè pionieri del genere vi siano i Four Year Strong. Dopo un ultimo LP criticato da molti per un sound più alternative e rock e la dipartita del tastierista (entrambi avvenimenti successi 4 anni fa), i ragazzacci barbuti di Worcester tornano con un disco prodotto da Kurt Ballou dei leggendari Converge e definito da loro stessi come il loro lavoro “più grezzo”. Una nota sicuramente piacevole per chi come il sottoscritto non apprezza lavori over-produced e a cui soprattutto non piacciono contaminazioni elettroniche, rendendo questo Self-Titled un buon disco dal sound omogeneo e genuino dove le voci graffianti di Alan e Dan si alternano perfettamente senza dover dar prova di chissà quale durezza.

I pezzi mid-tempo ricoprono una grande parte in questo cd e forse sono il motivo per cui può risultare monotono nonostante siano tutti dotati di una grande carica e di ritornelli catchy (vedi in “Go Down in History” e “I’m Big, Bright, Shiny Star”).

Le tracce migliori e che riescono a distinguersi maggiormente sono sicuramente il singolo “We All Float Down Here” dal ritornello coinvolgente e da una strofa bella veloce, “Wipe Yourself Off Man.You Dead” che ha un breakdown molto potente e che non mi provoca grosse risate come altri gruppi easycore, ma anche canzoni come la breve “Who Cares” e “Gravity” si difendono molto bene.

Un certo distacco dall’omogeneità del disco lo troviamo nella semi-ballad “Stolen Credit Card!” (citazione dal film “Mamma ho preso l’aereo”) dove ci sono dei gran cori, che troveremo molto simili anche nell’ultima track “Go Down In History”.

Nonostante non sia un patito del genere questa produzione più grezza è stata capace di rendere il sound di questa band più vero, anche se in alcuni casi più simile a quello di altre band più pop-punk; quindi se in parte è lodevole questa scelta di non usare synth o mixaggi decisamente più artefatti ha reso questa loro ultima fatica un lavoro che porta con sè una certa monotonia, mascherata comunque da due voci molto coinvolgenti e una buona tecnica strumentale.

Voto: 3.5/5

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