Cartel – Chroma Anniversary Tour @ O2 Academy Islington, London 22-05-15

di Michela Rognoni

IMG_2596Gli anniversary tour sono una figata sempre ma di solito includono solamente gli Stati Uniti, forse questo dipende dal fatto che la maggior parte di quello che ascoltiamo proviene dalle Americhe o forse dipende dal fatto che la maggior parte delle band americane che ascoltiamo sono povere.
Ma eccola lì che appare in fondo al poster tutta sola soletta: 22-05 O2 Academy Islington – London UK.
Non è la prima volta che regalo i miei soldi a Ryanair, a qualche cheap hostel e ai Cartel; questa cosa andava fatta, anche se significa che sono così vecchia da aver seguito dall’inizio (o quasi) una band con oltre 10 anni di attività. 
In genere odio quelli che si presentano solo per l’headliner ed ignorano i “plus guest” ma questa volta per questioni logistiche tipo il tempo necessario da Bernate Ticino per arrivare a Londra, mettere le cose in ostello ed andare alla venue, ci siamo perse i Samoans (che in realtà non hanno nemmeno suonato perché sono rimasti bloccati nel traffico) ed i Cardinals di cui abbiamo sentito l’ultimo brano salendo le scale.

Quando i Cartel salgono sul palco i feels sono già nell’aria, a questo aggiungeteci la scampata ansia di non arrivare in tempo e quella de “è la prima volta che li vedo da headliner”.
La sala non è piena ma per la band sul palco è come se lo fosse; si inizia con Say Anything Else che oltre ad essere la traccia di apertura è anche uno dei maggiori singoli della band, per questo motivo mi aspettavo un po’ più di movimento dal pubblico ma poi ho realizzato di essere in Inghilterra e si sa che gli inglesi sono sempre ordinati e composti, anche perché poi quando si trattava di cantare da soli a squarciagola i chorus ed le back vocals l’entusiasmo non è mancato.
Si prosegue poi seguendo l’ordine di Chroma – disco fondamentale nell’adolescenza di chiunque l’abbia ascoltato, e per quelli che non l’hanno fatto mi dispiace davvero, non riesco ad immaginare una vita senza Chroma -.
Set tiratissimo dunque che trova il suo picco nel super-inspiring anthem “Burn This City” subito seguito dal momento “buttati a terra e rotolati nelle tue stesse lacrime” altrimenti detto “Save Us”. Questo brano piano e voce è sempre stato più di una ballad (dai, tutti sanno scrivere le ballad, ma nessuno sa scrivere save us) tuttavia il frontman Will Pugh non riesce a perdere il controllo risultando sì intenso ma non abbastanza per la situazione, probabilmente a causa dell’emozione che lo porterà a blushare da matti e a perdere liquidi dagli occhi da lì a poco ma anche a causa del suo qualcosa, chiamatelo modestia o timidezza o come vi pare che lo fa sembrare non del tutto a suo agio sul palco. (questa frase è ipotattica ai livelli di manzoni lol)
Poi Lucky Street e l’energia raddoppia, si respira di nuovo con “The Minstrel’s Prayer” per concludere in bellezza con “Q” ed “A”.
Le vecchie canzoni sono state riarrangiate in modo da ottenere un suono più pieno, più adatto al live; la presenza della band sul palco è stata buona ma misurata (eccetto Joseph Pepper; lui faceva i giochetti con la chitarra e non sempre gli riuscivano) e la risposta del pubblico è stata fenomenale.
Non cambia ciò che mi lascia senza parole dopo ogni performance dei Cartel, ovvero la voce del già citato frontman Will Pugh che questa volta si è dimostrato anche più perfetto del solito. Davvero impeccabile.
Chroma contiene solo 11 canzoni quindi la band prosegue il set con i pezzi più forti dei loro album successivi, escludendo l’ultimo lavoro, Collider, purtroppo (questo per dire che non hanno suonato something’s gotta give, ah no aspettate…), “Let’s Go”, “Conduit”, “The Fortunate”, una stupendissimissima “Deep South” per poi chiudere – troppo presto per noi italiani abituati ai concerti che finiscono quando fuori è buio – con “The Perfect Mistake”:

Non so come concludere, so solo che voglio passare il resto della vita a crogiolarmi nel mio dolore ascoltando Chroma come un’adolescente un po’ emo.

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