“Old Bones” by Broadside

Di Giorgio Molfese

broadsideCiao amici! Oggi vi parlo dei Broadside, band Pop Punk di Richmond, VA, che ha da pochissimo rilasciato Old Bones, via Victory Records.
Dopo un Ep ed un disco passati abbastanza nell’anonimato, ad esclusione di “Storyteller” che ha spopolato sul tubo, il quintetto si è affidato a Kyle Black per la produzione del nuovo disco e questo ha probabilmente segnato una svolta per il proseguo musicale e la crescita personale della band.

Old Bones non è il solito disco pop punk pre-estate, cioè si, ma who cares? Fin dalla opener “A Place To Lay Your Head” capiamo che di scontato c’è ben poco, a cominciare dalla voce di Oliver Baxter, che ha un timbro tutto suo.
A tratti ricordano gli Hit The Lights ma insomma, quale nuova band non ha preso qualcosa da loro?

La cosa impressionante di questo disco è che sono tutti pezzi molto forti. Spingono bene e prendono ai primi ascolti. “Playing In Traffic”, pezzo energico e pestato da morire, e la stessa “Storyteller” rivisitata, sono canzoni che dal primo secondo ti fanno saltare ed entrare in sintonia con quello che sono i Broadside: gang vocals presenti molto spesso, ritornelli catchy, qualche suono un po’ heavy e il gioco è fatto.

D’altronde sapevamo che questo disco ci avrebbe riservato bellissime sorprese fin dal singolone rilasciato qualche mese fa. “Coffee Talk” è infatti probabilmente il miglior brano di Old Bones e tuttora è una droga. Ma poi che bello è il passaggio dal bridge all’ultimo ritornello?

Le lyrics sono anch’esse abbastanza ricercate anche se a volte un po’ scontate; per fortuna le prime sono presenti in maggior quantità rispetto alle seconde!

Altri pezzi degni di nota (nel senso, più degli altri ecco) sono “The Simple Type” che a tratti ricorda moltissimo i City Lights (…ferita aperta…) e quindi è una bomba di base, “Come & Go” che è insieme a Coffee Talk la mia best track e ha un ritornello che fa tremare la mansarda da cui scrivo, e “Damage Kids” che inizia alla Man Overboard ma poi torna nel pieno stile Broadside con l’ennesimo chorus distruttivo.

Buona anche la lentissima ballad “A Light In The Dark” anche se non mi convince a pieno, ottima invece la closure-title track “Old Bones” che si chiude (e chiude il disco) con solo Ollie e il pianoforte.

In definitiva i Broadside nonostante abbiano preso moltissimo da band validissime, hanno saputo dare la loro impronta a questo lavoro, rendendolo uno dei più interessanti nel panorama pop punk mondiale e sono sicuro che alla fine li spareremo un po’ tutti durante i nostri viaggi.

VOTO: 4/5

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