“Get Lost, Find Yourself” by Chunk! No, Captain Chunk!

Di Giorgio Molfese

Eh ma che bello recensire la mia band preferita dai!
Mi sono sempre astenuto, sia con Pardon My French che con PMF Deluxe perché avevo (giustamente) paura di fangirlare come una quindicenne davanti ad Harry Styles che limona con Duncan James in perizoma.

Chunk-GLFYTralasciando tutto questo, mi prendo le mie responsabilità e vi racconto come ho vissuto Get Lost, Find Yourself, nuovissimo disco dei francesini Chunk! No, Captain Chunk! In uscita il 18 Maggio, ovviamente via Fearless Records.

Innanzitutto c’è da registrare l’arrivo di Bastien Lafaye alla batteria. Ottima cosa! Però un minuto di silenzio per Jonathan lo facciamo.

Ottimo! Cominciamo subito con il riff più felice della storia dell’universo. “Playing Dead” è il primo singolo del disco e mi è entrata in testa in circa 8.3 secondi. Si sente subito che non hanno stravolto niente, la produzione è me-ra-vi-glio-sa e le parti urlate, come Bert aveva preannunciato, sono ridotte.

Noto anche un certo aumento del numero di sing-along e questo va benissimo. Persino la voce di Bertrand sembra migliorata.

“City Of Lights” è una delle mie preferite ed è mega easycore. Comincia con un breakdown bello potente che live sono sicuro, mi fara volare via. Le chitarre (qui si sente tantissimo) sono più naturali, il ritornello è catchy e come in Playing Dead, entra in testa in zero due.

Arriviamo al secondo singolone, “The Other Line” che paradossalmente mi sembra la più, tra mille virgolette, “scontata”. Non per questo merita meno, sia chiaro. Il ritornello è troppo bello, inoltre ritroviamo la cattiveria che spesso aveva contraddistinto i Chunk nei dischi precedenti.

Eric poi vabbè, se ha voglia di fare i super trick alla chitarra, li fa e non ce n’è. Prende un sacco anche l’assolino nel bridge.

Arriviamo quindi a “Set It Straight” che dalle prime note, fa subito estate. Anche in questo pezzo riesco a percepire la maturazione nella scrittura dei pezzi. Sicuramente il nuovo produttore scelto dalla band, Kyle Black (Comeback Kid, New Found Glory…), ci ha messo del suo, ma la crescita è evidente. E poi che belle le chitarre in sta canzone…
È la mia personalissima Haters Gonna Hate del disco! Anche meglio.

“Pull You Under” è la più cattivella di GLFY. La aspettavo, doveva esserci un pezzo così. Nonostante tutto il ritornello è sempre un sacco posi e catchy. Alla fine, altro sing-along e chiusura bella pestata.

Per “What Goes Around” cito la mia amichetta Denise: “c’è una canzone che mi sembra una dei New Found Glory, anche come voce”.
In alcuni punti infatti sembra proprio così! Le strofe soprattutto.
Pezzo abbastanza “lento” che mai mi sarei aspettato da loro, idem per i coretti “uooooo” di fondo. I veri brividi comunque arrivano al bridge, dove Bert sfodera tutta la sua potenza vocale nel “before it’s to late” in chiusura prima dell’ultimo ritornello. Ripeto, brividi.

Rimango spiazzato dall’inizio country di “Worst Case Scenario” con chitarra e “fischiettamento” annesso. Per fortuna poi tutto esplode nel solito breakdown che gasa tantissimo.
Anche questa traccia è fatta per i live a mio parere; tutti questi “uoooo” sono lì per quello dai! Bomba!

“Twist The Knife” è una delle mie preferite in assoluto. Molto veloce e catchy, con un breakdown più banale degli altri (e questa è una notizia!) ma con la stessa potenza. Non c’è un difetto nel pezzo e l’apice per me è raggiunto nell’ultimo chorus che ha dei mini sing-along che davvero, mi buttano via.

Quello che davvero aspettavo era una traccia acustica ed eccomi accontantato. “Get Lost, Find Yourself” è il pezzo della vita. Se con Taking Chances acustica ero rimasto un po’ così, qui posso saltare di gioia.
Eric è fantastico e in generale la canzone è una ballad meravigliosa. Un pezzo davvero emozionante sul trovare sé stessi.

Il lavoro si chiude con “Every Moment” tornando all’easycore pestato. Orecchiabile da morire, con in mezzo un breakdown devastante nel bridge. Degna conclusione di un disco pressoché perfetto.

Non era facile superare Pardon My French ma Bert, Eric, Paul, Mathias e Bastien ce l’hanno fatta. Esame superato a pieni voti. Sembra davvero che i Chunk abbiano trovato la loro strada e loro stessi. Get Lost, Find Yourself è un disco più realistico dal punto di vista strumentale e vocale, le lyric come sempre sono in un mood  positive mental attitude e l’importanza data alle melodie, vocali e non, è molto più chiara.

In genere non lo facciamo, ma possiamo sgarrare nel voto stavolta. Non c’è un pezzo sbagliato.
Tutto bene.

Disco della vita.

VOTO: 5+/5

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