“To The Stars… Demos, Odds & Ends” by Tom Delonge

Di Elisa Susini

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Quando si tratta di Tom DeLonge la questione è seria. Quello che penso io è che nell’ascoltare questo lavoro vadano messi da parte i pregiudizi dovuti alla questione blink-182 e prendere le canzoni per quello che sono.
Demos, Odds & Ends è una raccolta di 8 brani, che non dovevano necessariamente essere tutti destinate ai blink.
Conoscendo Tom mi sento di dire che l’unica vera canzone che forse era già pronta per i blink è “Endless Summer” perché rispecchia lo stile con cui Tom ha scritto le canzoni dei blink post-reunion ed anche la più completa del disco, come costruzione e struttura.

Le altre due canzoni che invece potrebbero essere spacciate per due canzoni scritte da tempo per i blink ma che in realtà Tom ha sicuramente scritto alla rinfusa dopo essere stato cacciato sono “Golden Showers In the Golden State” e “Circle Jerk Pit”.
“Circle Jerk Pit” è lontanissima, anni luce da “My First Punk Rock Song” dei Boxcar Racer, nonostante sia un riciclo ultra-filtrato di quella canzone, e ne risulta qualcosa di abbastanza imbarazzante perché è una canzone forzata; mentre “Golden Showers” è tirata e ha un bel sound, sempre sul filone di quello che potrebbe il sound dei blink ma anche meglio, il riff fa molto “The Rock Show” e sarebbe stata ancora più bella se il testo fosse stato serio invece di dire mille volte “California, California, Fucking California ecc ecc”. Peccato; poteva essere una bella sorpresa invece è imbarazzante anche questa per il testo.

Ma la più bella è “Suburban Kings”. In Suburban Kings Tom mette da parte tutto e parla della sua vita e di sé stesso in terza persona, non abbandonando mai le sua smanie di protagonismo però. Fatto sta che quando Tom è sincero escono fuori cose ok, quando vuole strafare no.

“New World” sarebbe dovuta durare due minuti, invece ci sono altri due minuti in più dove il ritornello si ripete diventando snervante e ridondante.
“The Invisible Parade” alla fine non è male ma non è nemmeno una canzone che vorresti riascoltare on repeat dopo averla ascoltata una volta: è una ballad acustica molto soft in cui la voce di Tom è calibrata, è dedicata agli American heroes che vanno in guerra e ancora più personalmente a suo fratello che è un marine ma anche qui non c’è paragone con le sue acoustic ballads del passato.

Le due canzoni che non capisco per niente però sono “Landscapes”, una track instrumental piena di sussurri il cui sound fa molto “We Don’t Need To Whisper” e “Animal”, che su di me ha l’effetto che ha “Breathe” degli Angels & Airwaves, cioè che non mi dice niente e non riesco mai ad ascoltarla fino alla fine.

Se fosse stato il disco di un’artista nuovo non so se tutti avrebbero detto “bello” perché “To The Stars… Demos, Odds & Ends” è un misto di tante cose senza un filo conduttore. Da Tom ci si aspetta il mondo, quindi è facile criticarlo, ma il problema di questo disco è effettivamente che nelle 8 canzoni c’è un po’ un’ accozzaglia di tutto quello che Tom ha creato negli ultimi 15 anni, quindi niente di nuovo, tutto già sentito. Ci sarebbero anche delle buone idee ma vengono penalizzate dall’evidente fretta di scriverle per ripicca dopo il blink drama.

Non so bene quale sia il senso di questo disco se non forse quello di trovare un po’ di approvazione da parte di qualche fans dopo tutte queste critiche degli ultimi mesi, anche esagerate nei suoi confronti, ma ne dovranno uscire ancora altri 3 di suoi album nel corso di questo 2015 quindi noi aspetteremo e ascolteremo tutto quanto perché alla fine è Tom DeLonge e il fatto che ci abbia segnato la vita dal punto di vista musicale non si discute.

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