No Brain No Shame Tour @ Honky Tonky, Seregno 28-03-15

di Michela Rognoni
no brainPartiamo dal presupposto che ormai ho quasi 25 anni quindi il passo da qui ai 30 ormai è molto corto.
Per questo motivo – e anche perché LucaMazza è molto simpy – ho cominciato ad andare ai concerti dei trentenni e non mi vergogno di dire che mi piacciono anche.
Passando ad argomenti più globalmente interessanti: ci sono queste quattro band che si chiamano Onoda, Malemute Kid, Dear Dust e Low Dérive che sono tra le più attive e soprattutto interessanti nel panorama underground italiano (che poi tipo alcuni di loro sono andati addirittura nelle Americae quindi la testa comincia a fare capolino tipo apocalisse zombie) che il 10 Marzo, tutti insieme appassionatamente hanno fatto uscire uno split che si chiama No Brain No Shame.
Per celebrare la sua uscita, insieme all’ amicizia e all’ alcolismo, hanno deciso di non farsi mancare niente portandolo addirittura in tour per buona parte dell’Italia per ben 5 incredibili date.

Io ovviamente sono andata a quella di Seregno perché sono vecchia e mi pesa il culo, però insomma, 37 minuti di macchina (ovviamente senza guidare) me li sono fatta anche io quindi apprezzate il gesto.
Entro nell’ Honky Tonky giusto in tempo per sentire gli Onoda dall’ inizio alla fine.
Loro erano quelli che mi interessavano più di tutti perché nella mia mente distorta da pop punk kid suonano come i blink con la voce dei Rancid (adesso tutti mi vorranno picchiare perché nessuno la coglierà mai come metafora ma per me è una cosa fighissima, cioè questi sono proprio i termini con cui descriverei una cosa figa e infatti lo sto facendo).
Verdetto: promossi senza debiti (nostalgia del liceo) unica nota negativa, la voce non proprio al massimo, molte, moltissime stonature a caso ma nel punk rock tutto è relativo insomma, ci vuole ben altro per rovinare una buonissima performance.

Subito dopo tocca ai Malemute Kid e questa volta la performance è tecnicamente molto più ok ma esteticamente meno coinvolgente. Tutto troppo lineare, troppo moscio…o forse avevo solo il mood sbagliato da persona depressa che quando realizza di non avere abbastanza soldi per comprarsi da bere trasforma il suo mondo in un posto terribile. Insomma, preferisco vederli un’altra volta, più attentamente prima di dare un giudizio definitivo.

I Dear Dust sono quelli che strutturalmente parlando hanno più cose da dire, se si tralascia il fatto che a ogni inizio di canzone pensavo agli Alkaline Trio (ma come ben sapete sto davvero esagerando con la storia di Skiba – e questo non è assolutamente un pretesto per linkare articoli a caso e fare le big views). Il mio moroso però ha detto che c’era un pezzo che gli ricordava Fear of the Dark e mi sembrava giusto farvelo sapere.
Tornando seri, all’ inizio dell’esibizione mi ha colpito molto il timbro del cantante anche se con l’andare avanti del set ha perso un po’ di potenza. Il resto tutto bene, anche se una maggiore interazione col pubblico avrebbe reso il set un po’ più leggero.

Cosa potrò mai dirvi di nuovo sui Low Dérive che presumo siano tipo la band che ho visto più volte in assoluto lo scorso anno? Sono tipo una stalker ormai. Voglio anche rubare le felpe ai cantanti…
Bè questa volta la felpa interessante non c’era, però era tutto molto più a caso del solito nel senso buono.
Facciamola breve: se uno non ha mai ascoltato i Low Dérive ma gli è già capitato di sentirli live, la seconda volta ha già imparato le canzoni perché sono piene di “ohoh” listener-friendly e quindi supercoinvolgenti. Ma la cosa più bella di questo tour in particolare è la “nuova canzone che non ha un nome”: se queste sono le premesse per il loro futuro allora wow.
Poi finito il set la gente gridava “Ancora” che poi è diventato “Ancona”, poi un’altra città che non mi ricordo e poi “Viterbo” e alla fine hanno fatto il “bis”(perché a questa età si chiama così) suonando “Make it Up” che è un po’ la “Dear Maria” della situa secondo me (cito apposta cose a caso per sentirmi giovine).
E niente tutto bello, tutti bravi ma “fate salire Mazza a cantare porcoddio”.

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