“Madness” by Sleeping With Sirens

Di Ilaria Collautti

87403_SleepingWithSirens.jpg.925x925_q90Dopo aver creato tantissimo hype e tantissima curiosità, gli Sleeping With Sirens – quintetto americano capitanato da Kellin Quinn – ha pubblicato il nuovo album Madness.
Anticipato dal primo singolo e opener del disco “Kick me”, gli SWS mi avevano subito ri-conquistata, creando in me la speranza di un ritorno a stili e sonorità più simili a “Let’s cheers to this”. Sì, la cosa mi gasava parecchio.

La seconda traccia estratta dal disco “Go Go Go” è molto più pop e tranquilla, ma molto orecchiabile e catchy; non energica come la precedente ma, al momento dell’uscita del singolo, mi era comunque piaciuta molto (anche perché una canzone così ci può sempre stare).

Il problema è che a questo punto comincia il gruppo di canzoni insulse, da “Gold” (che è ancora ancora accettabile), a “Save me a Spark”, seguita da “Fly”, “The Strays” (che è ok solo a tratti) e “Left Alone”.
Canzoni totalmente “X” e totalmente fuori dallo stile che mi ero immaginata, lente, noiose, scontate; sicuramente inadeguata anche la posizione all’interno dell’album, canzoni così – se messe nella prima metà – abbassano troppo il ritmo e l’energia e fanno passar la voglia di continuare l’ascolto.

A ravvivare nuovamente un po’ il disco ci pensa “Better off dead”, una via di mezzo tra le prime due tracce dell’album; carina ma niente di più, mentre con “We Like it Loud” finalmente ritorna quello che mi sarei aspettata da questo lavoro, canzoni energiche e aggressive; finalmente!

“Heroine”  non mi ha colpita per niente, troppe atmosfere elettroniche più in stile AVA che in stile Sleeping With Silence.

Segue “November”, la tipica ballad super-acustica. Strappalacrime come piace a me e orecchiabile, ma scontata e già sentita: provate a cantarci sopra “Long Live the Kids” dei We Are The In Crowd e capirete che intendo.

“Madness”, che dà il titolo al disco, è forse la traccia più particolare con qualche sonorità à la NeverShoutNever; purtroppo però è sempre lenta come la maggior parte delle canzoni di questo album, rendendola solo una delle tante che difficilmente rimangono in testa.

Con “Don’t say anything” speravo nel ritorno dell’energia, come si poteva pensare dall’intro, e invece ancora una volta ecco l’alternanza con parti lente e noiose; la canzone in sé è orecchiabile ma, personalmente, a questo punto del disco mi sono già stancata.

Finalmente arriva “Parasites” e con lei ritornano anche le schitarrate, la batteria pestata e la voce aggressiva e graffiante (peccato solo per l’intro orribile). Per fortuna, stavo prendendo sonno; e così, accompagnata dagli acuti di Kellin, arrivo alla closure di Madness, “2 Chord” – pezzo acustico dolce e romantico. Bello, forse difficile da apprezzare a pieno per l’eccessiva presenza di pezzi così melodici e che sarebbe stato ottimo – insieme a “November” – come brano acustico per calmare gli animi tra una schitarrata e l’altra (il problema di questo disco però era proprio il contrario).

Quindi eccomi qui, dopo aver ascoltato un album per cui avevo molte aspettative e che – purtroppo – mi ha molto delusa.
Le canzoni sono orecchiabili e carine, semplicemente le ho trovate quasi tutte noiose e mediocri; quelle che sono davvero in grado di mandarmi in fissa sono veramente poche, come poche sono quelle che mi ricordano gli SWS che tanto mi piacevano.

Insomma, tanto hype per davvero poca sostanza, anche se le canzoni più potenti vale la pena sentirle.

VOTO: 2.5/5

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