All Time Low + Neck Deep + Real Friends @ Fabrique, Milano 09-03-15

di Ilaria Collautti, Sara Cavazzini e Michela Rognoni
foto di Antonello Valdini

IMG_0767Quest anno si festeggia(vano) i 5 anni dalla prima volta che gli All Time Low hanno messo piede in Italia e da quel momento in poi hanno continuato a venire praticamente ogni anno in posti sempre più grandi (e noi abbiamo continuato ad andarli a vedere ogni volta). Questa è la volta del Fabrique, locale nuovo, molto carino, situato in una zona di Milano un po’ meno carina, fatta di camion e di nulla.
Ma il 9 Marzo, la dead zone milanese è sicuramente rallegrata dalle voci e dai coloratissimi capelli dei 2000 presenti al concerto sold out che oltre ai già citati ATL, vede come protagonisti anche gli inglesi Neck Deep e gli americani Real Friends entrambi al loro sverginamento italiano, ed una fetta di prosciutto.

Ci avete mai pensato che forse incontrate persone più giovani di voi ai concerti perché voi state diventando vecchi e loro adesso hanno l’età giusta per andare ai concerti e non solamente perché gli All Time Low sono diventati più pop rispetto agli esordi (cosa indubbiamente vera ma non necessariamente legata al fattore “mio padre ha voluto accompagnarmi al mio primo concerto e mi ha seguita in terza fila che imbarazzo”)?.

Resta il fatto che appena aperte le porte/gabbie decine di ragazzine (sia femmine che maschi) cominciano a correre verso La loro Mecca ovvero la tanto sognata prima fila.
“FERME! NON DOVETE CORRERE!”
Un omone della security le trattiene tutte nelle sue immense braccia pronunciando questa frase con un growl degno di George Fisher. Ma i Bolt della fila hanno ragione perché è lì dentro che avviene la magia!

IMG_0342A scaldare la serata fin dall’inizio ci hanno pensato i Real Friends, proponendo sia pezzi più vecchi come i masterpieces “Floorboards”  e “Anchor down”, sia brani tratti dal loro album di debutto come i singoli “Loose ends” e “I don’t love you anymore”.
Set breve ma intenso, un ottimo inizio di tour e soprattutto un’ottima risposta del pubblico italiano all’ energia band.
Carente forse la presenza scenica, compensata però dalla qualità musicale;

Scelta curiosa è stata l’aggiunta di “Old book” nella setlist, non che sia una brutta canzone ma sarebbe stata decisamente sacrificabile per poter sentire al suo post “Cover you up” o“Lost Boy” , sicuramente più coinvolgenti. Highlight del set è stato il momento di “I’ve given up on you”, in cui un po’ tutti (e con “tutti” si intende quelli che conoscevano i Real Friends) hanno fatto sentire di brutto il pathos e la disperazione, cantando e urlando con Dan e compagni.

A chiudere – alla grande – la performance è stata “Late nights in my car” ovviamente, l’ultima possibilità ben sfruttata per scatenarsi ancora una volta prima di vedere i Real Friends abbandonare il palco e lasciare lo spazio ai Neck Deep.

IMG_0458Purtroppo la performance dei Neck Deep è stata fortemente penalizzata da dei problemi tecnici, loro non si sentivano mentre suonavano e nemmeno noi dal pubblico riuscivamo a sentirli troppo bene, in particolare chitarre e la voce di Ben erano pressoché inesistenti. Ovviamente quindi non sentendo cosa stessero facendo, cercare di riuscire a suonare non deve esser stato divertente.

Parliamo però delle cose belle, tipo della setlist (che potete trovare in fondo all’articolo), perché non tutte le band sono abbastanza intelligenti da capire che l’interesse principale dello spettatore è sentire più canzoni possibili, i Neck Deep in 45 minuti ci propongono 13 canzoni (si, ce ne sono un paio che durano un minuto, ma fa niente), ben scelte, includendo canzoni di ogni loro release, e non si perdono troppo in chiacchiere inutili, che in ogni caso non avremmo sentito.

Altro fatto penalizzante nella loro esibizione è stata la mancanza del chitarrista neo-papà Lloyd, sostituito dal loro tour manager che ovviamente per quanto possa saper suonare, non è al livello del capacissimo Lloyd, se poi contiamo i già citati problemi di suoni e il fatto che la chitarra di Matt (che era probabilmente stata boicottata perché davvero non si sentiva per niente) non riuscisse a coprire le sue falle, rende la situazione davvero spiacevole.

Il pubblico però per quanto possibile ha risposto bene, i pop punk kids hanno creato scompiglio e movimentato un po’ la folla (DISGRAZIATI UBRIACHI INCIVILI CRIMINALI NON SI FA!) e si è cercato di divertirsi il più possibile. Momento migliore del set senza dubbio è stata All Hype No Heart, non solo perché è una delle cose migliori mai create, ma perché è stato il delirio e perché c’è stato il featuring totalmente a caso di Dave dei Real Friends.

Dopo un cambio palco che sembra interminabile finalmente arriva il momento più atteso della serata: si abbassano le luci, si stoppano le canzoni dei Blink che tanto nessuno cantava, e il quartetto di Baltimora (+ Bryan Donahue nascosto che è importante perché è biondo) sale sul palco.

Anche questa volta gli All Time Low  decidono di partire con “Lost in Stereo” e poi“Stella” e i piedi vanno da soli. Ma già dalla terza canzone si comincia a capire che, ahimè, la scaletta sarà molto più centrata sugli ultimi due dischi (ultimi ancora per poco, questione di giorni) della band.

IMG_0718Poco male però, perché la band è in grandissima forma, l’interazione coi fan è come al solito calda ed esageratamente estroversa: “This is the best show of the tour so far!”. Ma non è una frase canonica che sarà ripetuta ad ogni concerto, è una battuta basata sul fatto che questo è l’unico show del tour so far dato che ne segna l’inizio!
Certo, se anche voi li avete visti più di una volta avrete notato la monotematicità di Jack, i vari “arrapato” e “blowjob” che dice ogni volta spingendo le mani dei genitori impavidi sulle orecchie delle figlie ancora bambine ai loro occhi. Ma è meglio così che “ciao Milano siete bellissimi” no?

La band brilla di luce propria, sembrano fatti per stare sul palco, su un palco così grande, davanti a così tante persone. Ma è la voce di Gaskarth la cosa che colpisce di più. Insomma ci è sempre piaciuta da morire ma questa volta il primo pensiero è stato “e adesso come lo spiego nella recensione che sta cantando da Dio?”.
Bè vi dico cosa ha fatto. Ha fatto “Remembering Sunday” e subito dopo “Therapy”.

Ora tralasceremo il fatto che da quel momento in poi siamo rimaste un po’ deluse, o meglio amareggiate dalla setlist perché a noi piacciono i pezzi nostalgia come Jasey Rae di cui nemmeno l’ombra e l’unica cosa che ci ha tirato su il morale è stato Jack vestito da fatina, cantare come sempre Love Drunk sulle note di “Time Bomb” (mentre vedevamo alcuni di voi emozionarsi sul palco, che tenerelli) e Rian che ha sempre dei denti bellissimi ma questi sono punti di vista, probabilmente alle persone normali è piaciuto sentire dal vivo i brani di Don’t Panic e di Dirty Work.
Ci siamo dilungate un po’ troppo? Bè anche gli All Time Low si sono dilungati un po’ troppo con gli “alè oh oh” e con addirittura due cover (una e mezza) “American Idiot” e “All The Small Things” (non vi diciamo di chi perché se non lo sapete da soli è un problema vostro) piuttosto inutili dati i 5 album alle spalle e l’uno in uscita di cui è stato suonato solo uno dei due singoli estratti (BU!).
Non odiateci per queste nostre parole: durante il loro tempo a disposizione hanno suonato solo 16 pezzi, non avreste voluto sentirne anche solo uno in più? Bè noi si.

Quindi tirando le somme: All Time Low immensi, assolutamente qualche spanna sopra ai propri opener, che speriamo di poter rivedere, magari più a loro agio in una location più intima e con dei suoni più curati, performer straordinari, ma dovrebbero assumere una figura professionale che gli scriva delle setlist migliori (tipo noi).

Guarda qui le foto della serata.

Setlist:

REAL FRIENDS:
Maybe this place is the same
I don’t love you anymore
Floorboards
Loose ends
Old book
Summer
I’ve given up on you
Anchor down
Late nights in my car

NECK DEEP

Losing Teeth
Tables Turned
Damsel in Distress
Crushing Grief
All Hype No Heart
Over And Over
Zoltar Speaks
Say What You Want
Silver Lining
Growing Pains
A Part Of Me
Kick It
What Did You Expect

ALL TIME LOW:

Lost in stereo
Stella
Heroes
A Love Like War
Damned If I Do Ya (Damned If I Don’t)
The Irony of Choking on a Lifesaver
American Idiot
Weightless
Remembering Sunday
Therapy
Somewhere In Neverland
Backseat Serenade
Time Bomb
Six Feet Under The Stars
Something’s Gotta Give

—————————–
The Reckless And The Brave
All The Small Things
Dear Maria Count Me In

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