“Guarda, ho 0,00£ sulla Oyster!” – Chris Farren + Mark McCabe @ Banquet Records, Kingston 30-11-14

di Michela Rognoni

IMG_1407Nella mia mente Kingston era un paese del Regno Unito difficilmente raggiungibile e la Banquet Records un luogo idilliaco in cui i miei dischi preferiti vivevano insieme in pace e fratellanza. Di conseguenza, sempre nella mia mente, la mia stessa presenza in quel luogo era pura utopia.
In realtà Kingston dista meno di 20km da Londra ed è raggiungibilissima con un treno locale al modico prezzo di circa 4£. E la Banquet Record è comunque un luogo idilliaco in cui magicamente ti si sgonfia il portafogli se hai ancora il vizio del formato fisico.
Ma cosa mi ha spinta a sfidare i miei miti e le mie credenze per avventurarmi in questi luoghi sconosciuti in una domenica mattina di fine novembre?
Chris Farren. Lui suonava il giorno prima in un pub sotto al Tamigi (non nel senso che era tipo a casa di Spongebob, nel senso che era a sud tipo, in quella parte di Londra dove passano poche metropolitane) ma quella sera c’erano i New Found Glory e secondo me anche lui stesso avrebbe rinunciato a vedere il suo proprio concerto per i New Found Glory. Quindi la soluzione perfetta era assistere alla sua esibizione acustica, scelta dettata dalla mia fissa momentanea per Chris Farren e per il suo tourmate e che ha provocato una ship esagerata perché sono donna e, in quanto tale, posso permettermi di avere delle crisi ormonali esagerate e di voler far accoppiare degli uomini tra loro per puro diletto (sapete che bello se quei due trovassero questo report e lo traducessero con Google Translate?).

Ma passiamo ai fatti. Al fatto, ad esempio, che pensavamo di essere da soli a vederli ma invece c’erano addirittura circa dieci persone genuinamente interessate a ciò che stava accadendo più una fulminata che si è comprata dei dischi mentre i poveri artisti suonavano.

IMG_1412Inizia il cantautore scozzese Mark McCabe, appoggia le gambe su uno sgabello e si siede sul…mi viene da dire bancone, ma non è un pub ma non so come si chiama, insomma, il piano in cui c’è la cassa. Presenta dei brani estratti dal suo ultimo disco A Good Way To Bury Bad Newscon, dei titoli lunghi e bellissimi tipo “Summer in Scotland is But A Word (+Doubts)” e “The City and I Have a Lot in Common” caratterizzati da arpeggi spesso poco meno che impercettibili e quella voce intensa e trasudante di feels. Dopo sole quattro canzoni avevo voglia di comprare tutto quello che aveva il suo nome sopra.

È la volta del mio eroe momentaneo Chris Farren che, se ancora non l’aveste capito, è lo stesso Chris Farren dei mega punk rocker, Fake Problems e che ha recentemente pubblicato il secondo EP con il suo altro progetto Antarctigo Vespucci (che per la cronaca è una figata). Esordisce elogiando la grazia con IMG_1413cui il suo compare Mark si era seduto sul “bancone” e poi parte col suo brano da solista “Eagle Eyes” per poi proseguire con brani degli Antarctigo “Don’t Die in yr Hometown” e “Come To Brazil” ( che non ho ancora capito se rende meglio acustica o normale con i suoi coretti alla Re Leone) e ovviamente con cover dei suoi Fake Problems. Il suo abbigliamento stravagante, i capelli incolti raccolti in quel piccolo codino e questi occhialetti tondi lo rendono più simpatico del previsto così come la sua grande capacità interpretativa. Canta a piena voce, con consapevolezza e convinzione, dando l’impressione di essere un artista d’altri tempi catapultato in un’epoca sbagliata in cui riesce tuttavia a godersi  la vita perché tanto fottesega.

Dopo il concerto chiacchiera con tutti, balla e si diverte come chiunque farebbe, mentre McCabe acquista un 7″ di Kevin Devine conquistandosi il mio eterno apprezzamento.

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