“Once upon a time I lived a perfect night” The Gaslight Anthem + Deer Tick + Bayside Alcatraz (Milano) 10/11/2014

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Di Elisa Susini

E’ il 10 novembre 2014, all’Alcatraz di Milano piove quasi quanto in New Jersey, per questo è la serata adatta per andare al concerto dei Gaslight Anthem, anche se in realtà è sempre la serata adatta per i nostri Jersey Boys.

baysideAd aprire lo show spetta ai nostri amici Bayside, grande band di Long Island che purtroppo è sempre stata poco considerata dal pubblico italiano.

Quest’anno è la seconda volta che li vedo e dal vivo sono sempre perfetti.

Il loro set è durato poco, nemmeno mezz’ora ma ci hannosparato pochi pezzi di tutto rispetto, tra cui hanno risaltato “Montauk”, “Duality”,“Pigsty” e l’immancabile “Devotion and Desire” alla fine. Peccato per la fredda accoglienza da parte del pubblico italiano ma purtroppo nei loro confronti è sempre così e non se lo meritano perché sono bravissimi.

A seguire arrivano gli eccentrici Deer Tick, che a detta del cantante non hanno una hometown precisa perchè sono divisi fra le varie città dell’east coast.

Io personalmente non li conoscevo e ci hanno divertiti per un’oretta con un indie rock che andava a toccare un po’ di tutto, dal surf, al rockabilly, alle canzoni più slow, anche ad una cover della sigla della famiglia Addams fino ad arrivare a chiudere il set in una jam session. Anche il pubblico si era scaldato e ha risposto in maniera più entusiasta perché ormai eravamo tutti con il magone e pronti per l’arrivo dei nostri Gaslight Anthem sul palco.

gas2Sono le 22.03, il palco è pronto, le luci sono belle calde,sullo sfondo c’è il cuore capovolto di Get Hurt e l’inizio è col botto: “Stay Vicious” + “The 59 Sound” e “1000 Years”.

Brian dice che non ha voglia di fare gli encore lasciando il palco e poi tornando e che quindi suoneranno per un bel po’ fino al coprifuoco e la cosa ci esalta.

Si continua con l’italian madness, come mi ha detto Alex a fine serata, e i grandi sing along su pezzoni come “Handwritten”, “Old WhiteLincoln”, “Helter Skeleton”, “Old Haunts”, “Howl”, “Rollin’ and Tumblin’ ”.

Molti anche i momenti più intimi in scaletta con “Halloween”,“Sweet Morphine” e “Mercy.”

Ma durante il concerto quello che prendeva di più era l’entusiasmo del pubblico e anche dei nostri Jersey Boys sul palco; Brian sorridente per tutto il tempo, e come al solito Benny una macchinetta alla batteria e Alex Rosamila impeccabile con la sua chitarra.

A questo giro Alex Levine era assente per motivi familiari quindi Perkins ha preso il suo posto al basso mentre la terza chitarra è in mano a Brad Clifford, ex Poison The Well e questa combo è stata vincente.

“Get Hurt” dal vivo è stata veramente intensa, così come “Great Expectations” rivisitata in chiave intimista dalla band e urlata dal pubblico nel modo meno intimista possibile.

Da Handwritten, oltre al delirio e al crowd surfing su “45” e alla mia gioia su Blue Dahlia ci vengono proposte “Too Much Blood” e “Biloxi Parish”, molto tirate e rockeggianti, tanto che “Biloxi Parish” va a sfociare in una cover di “War Pigs”dei Black Sabbath.

Parliamo anche del mio  momento della serata perché Brian ad un certopunto parte con un monologo pazzo sulla cittadinanza italiana e sulle Vespe in cui riesce per forza ad inserire anche lì Bruce Springsteen e ci dice che era l’ora di una song request, Selected Poems real loud, che gli avevano fatto i miei amiconi per me, quindi ci stava scappando la lacrimuccia. Grazie Brian anche se non avevi capito molto di quello che ti avevano chiesto.

Non è mancato nemmeno il momento più old school con “1930” e “We’re Getting A Divorce, You Keep The Diner”, da Sink or Swim e le quasi due ore di show volano letteralmente. In men che non si dica siamo al finale, con tutti i feels del mondo su “She Loves You” e con “The Backseat” che è la morte e che rimane sempre la più bella per terminare la serata.

La cosa peculiare di questo concerto secondo me è stata anche la scaletta, molto bella e molto da fans perché era diversa dal loro solito; c’è stato tanto spazio per le belle e  nuove canzoni di Get Hurt, molte sorprese (ad esempio Stay Lucky) e molti brani che non ti aspetteresti di sentire ad un loro concerto.

Se qualcuno non ha mai visto i Gaslight prima di adesso potrà dire che sono mancati tanti classiconi ma quelli si potranno sempre recuperare in futuro. Io mi sento di dire che è stato uno dei loro concerti più belli qui nel nostro paese, per tutto l’affetto che il pubblico italiano sa regalare alla band e tutta la passione che ci rimandano sempre indietro.
Vi potrei dire molte altre cose ma chi c’era ha visto e sentito la grande empatia che aleggiava all’ Alcatraz. Poi io non faccio testo perché questa band è davvero importante per me, li seguo sin dai loro inizi e averli visti in questo periodo mi ha davvero dato una botta di vita.
Grazie agli amici che ho rivisto in questi giorni e ai nostri ragazzoni del New Jersey. Brian sul finale ha detto “see you in the summertime”, quindi speriamo bene!

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