“This Is All Yours” by Alt-J

di Leonardo Passari

alt-J-This-Is-All-Yours-Coloured-VinylC’è chi ha amici pop punk, chi ha amici megametal (cit.) e chi non ha amici, cioè io. No, scherzo, qualche amichetto l’ho avuto tra le elementari e le medie e ascoltava o Alternative, o Indie, o Experimental o quello che volete (è per questo che io ho tutta la roba strana di aim). Questa volta mi sono toccati (anzi, me li sono scelti) gli Alt-J, una band da rispettare a mani basse qualunque cosa si ascolti perché fanno qualcosa che è a metà tra la preistoria e l’iphone 7. I Pink Floyd nell’era tecnologica avrebbero creato sicuramente qualcosa di simile.

“This Is All Yours” è stato pubblicato a settembre ed ha una copertina molto colorata e astratta.

Il terzetto iniziale “Intro”, “Arrival in Nara” e “Nara”, è prettamente strumentale ma le raffinate perle del tipo “Love, love is the warmest colour” (per altro un delicatissimo e dolce amore di un uomo verso un altro uomo), fungono da collante ad una musica che tende a sembrare orientaleggiante.

Mi trovo in difficoltà nel cercare parole per “Every Other Freckle”, brano che definirei “tribale” e che, con la sua elettronica, ci porta in qualche villaggio ultradimensionale dell’Africa nonostante siamo appena arrivati a Nara, città che dovrebbe trovarsi in Giappone.

“Left Hand Free” ha un gusto un po’ dance e un po’ funky ed è una delle tracce più brevi. Il disco comincia a prendere le sembianze di un viaggio nello spazio e nel tempo con “Garden Of England – Interlude”, brano che ci immerge in un verdissimo e musicale giardino regale inglese in un qualsiasi pomeriggio medievale. Il tema inglese si conclude poi con la pacata “Choice Kingdom”.

“Hunger Of The Pine”, il terzo singolo estratto, mostra quanto questi ragazzi, fieri di avere Miley Cyrus tra i fan (cosa che peraltro non tutti, e di certo non io, riescono a capire), siano avanti: la canzone contiene infatti il verso “I’m a female rebel” estratto da “4×4” della “tongue surfer” Cyrus.

“Warm Foothills” è una canzoncina folk, quasi popolana, cantata e fischiettata con due voci alternate, una bassa e una alta, in una maniera che sono riuscito a tradurla solo nel linguaggio fangirl: “jhflkskjfsafjlsòafjskajò”.

Ci si dirige verso gli ultimi giorni del viaggio passando per l’epicità dei cinque minuti di “The Gospel Of John Hurt” e la calma melodia celestiale di “Pusher”, fino a giungere alla mattina della partenza con “Leaving Nara” che riprende il tema di “Nara” in cui il narratore ripete il nome della conservativa cittadina di Bovay in Alabama e si riposa incurante tra le braccia del già citato “warmest colour”, l’Amour.

Un disco d’avanguardia sotto ogni punto di vista, non so se più dal lato musicale o da quello lirico, probabilmente entrambi.

Che marcia in più che hanno gli inglesi comunque, in ogni genere, anche quelli che non esistono.

Best Tracks: “Nara”, “Every Other Freckle”, “Warm Foothills”.

Voto: 5/5

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