“Living the dream” – Blitz Kids + Scholars + Natives @Sound Control, Manchester 4-10-14

Di Francesca Pieschi

BlitzKids-R240-150914Come ha giustamente detto qualcuno sì, sto decisamente vivendo il sogno.

Di cosa sto parlando? Di cosa significa trovarsi a vivere 3 mesi in Inghilterra, in una città che ha davvero tanto da offrire, quando hai vissuto per più di 20 anni in un posto culturalmente morto.

Inizia così la mia avventura tra un concerto e l’altro a caso in quel di Manchester.

Oggi vi parlerò della data del tour dei Blitz Kids, accompagnati da Scholars e Natives.

È inutile dirvi che non conoscevo nessuna delle tre band vero? Ormai dovreste esserci abituati.

Preparatevi ad una serie di commenti completamente ignoranti, sperando di strapparvi una risata e di non farvi salire la voglia di venirmi a prendere fin quassù per strapparmi i capelli uno ad uno.

Per me che sono una pivella in fatto di concerti, la prima gig in terra straniera può essere traumatica.

scholarsIn primo luogo: la coda. Arrivare 5 minuti prima dell’apertura delle porte e riuscire a piazzarsi comunque davanti è una specie di terra promessa, a parte per il fatto che come sempre c’è l’unico tizio alto della sala che si pianta proprio davanti a te.

Secondo: il pubblico. Mai vista tanta gente strana tutta insieme, ma questa ormai ho capito essere una prerogativa del Regno Unito.

Terzo: i soundcheck degni di un pit stop a Maranello.

Quarto: i band members che pascolano allegramente dopo la fine del concerto, spacciando cd, chiacchierando con chiunque e facendosi selfie al limite dell’imbarazzante. In questo momento, un bimbo emo in coda fuori dall’Alcatraz di Milano sta piangendo.

In ogni caso, cercando di tornare sui binari di questo live report, salgono sul palco gli Scholars, apripista di questo tour targato UK.

Era dai tempi degli Young Guns che degli opener non mi mettevano il ritmo nelle gambe in questo modo, quindi a dispetto del fatto che non li avessi mai sentiti nominare, mi sono divertita e ho comprato il loro cd, perché è sempre giusto supportare le band, soprattutto se sono emergenti.

E poi il cantante che scendeva in mezzo alla gente e ti cantava praticamente in faccia era uno spettacolo davvero spassoso.

nativesArriva il turno dei Natives, e la prima cosa che noto è il loro fantastico stile degno di Enzo Miccio: da un gruppo di nativi inglesi mi sarei aspettata più un outfit giacca a vento + stivali da pioggia, che non canotte fiorate e camicie da figli dei fiori. Ero quasi disperata perché già pensavo a cosa avrei scritto in questa review (o meglio, cosa NON avrei scritto), ma poi appare davanti a me una ragazza con attaccata dietro la schiena la loro setlist. Ditemi se questa non è la fortuna del principiante. Iniziano con “Big Plans”, per poi proseguire con “Can’t Say No”, “Let Go”, i singoli “The Horizon” e “Ghost”, “This Island” e, per concludere, “For Everything”.

Poi  vabè, spuntano dal backstage le vere stelle della serata, con tanto di supporto familiare al seguito: i Blitz Kids.

blitzLo ammetto, ho passato l’ultima settimana cercando di ficcarmi in testa il loro ultimo album, e devo dire che i risultati sono stati piuttosto soddisfacenti. L’energia che ti danno le canzoni che conosci non te la da nient’altro.

Parte subito “Sometimes”, seguita da “Run For Cover” ed io sono gasatissima. Come è giusto che sia cominciano ad arrivare anche vecchi pezzi, ma mi riprendo subito con “Keep Swinging” e “Sold My Soul”. La mia conoscenza purtroppo si ferma a “The Good Youth”, ma riesco ancora a riconoscere l’intro di “I’m Not Okay” dei My Chemical Romance quando la sento! Dopo ben 12 canzoni, il momento encore non arriva, perché secondo Joey (Pierre Bouvier) è inutile fare avanti e indietro dal palco, con il rischio che la gente vada via, quando puoi già regalare al pubblico ben altre due canzoni, perché tanto loro sono gli headliners e chissenefrega. È così che la performance si conclude con “All I Want Is Everything” e “Perfect”.

E così volge al termine la mia prima esperienza oltremanica, tra la solita “caccia” all’autografo e una chiacchiera del tutto inaspettata con il chitarrista hipster dei Natives su quanto sia bella l’Italia, quanto sia buono il cibo e quanto io sia più brava a parlare inglese di quanto possa esserlo lui a parlare l’italiano (e questa è già la seconda volta che sento una cosa del genere, non sono più così sorpresa).

Alla prossima (non troppo prossima)!

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