“The Black Market” by Rise Against

Di Elisa Susini

Ragazzi, sono tornati  i Rise Against ed il loro settimo album in studio, The Black Market, è uscito il 15 luglio.
Nonostante gli ultimi due album, che non sono stati granché perché avevano solo qualche standalone track, i Rise Against sono una band che seguo da sempre e a cui tengo troppo, quindi c’era come sempre un po’ di hype intorno all’uscita di questo disco, almeno da parte mia.

Dai primi due assaggi che ci avevano dato, con “I Don’t Wanna Be Here Anymore” e “The Eco-Terrorist in Me”, l’album prometteva molto bene perché queste sono due canzoni molto tirate che ti fanno pensare “eccoliii sono tornatii”.

Prima di scrivere questa recensione ho dovuto ascoltare l’album in religioso silenzio ed è stata una piacevole sorpresa da un certo punto di vista; non avevo grandissime aspettative perché gli ultimi due album sono stati abbastanza boring e non sono riusciti a rimanermi in testa ma con The Black Market c’è stato un mezzo ritorno alla melodia unita al sound più heavy che si portano dietro e alla perfetta esecuzione dal punto di vista strumentale nella quale la band ha sempre fatto i numeri.
Dal punto di vista dei testi posso certamente dire che questo è il loro disco più introspettivo e si lascia alle spalle i testi impegnati politicamente che la band si è sempre portata dietro, anche se ovviamente la critica sociale non può mancare.
“Tragedy + Time” e “Methadone” (la canzone di noi trabolmeichers) sono le più catchy, rispettano molto il senso delle lyrics e a me questo va più che bene, mentre le canzoni più deboli dell’album sono proprio la title track, “The Black Market” e “Sudden Life”, che risultano un po’ troppo aride, passatemi l’aggettivo.
“A Beautiful Indifference” è una tipica canzone dei Rise Against degli ultimi anni per i loro fan più giovani, con un bel po’ di giri di parole ben fatti per portare avanti il loro messaggio di credere nel futuro nonostante i mille problemi che ci bloccano sempre.
In “Zero Visibility” le chitarre e il cambio di tempo distruggono ogni tipo di critica che può essere mossa verso la canzone in sé; “Awake Too Long” ti tiene su per tutto il tempo e c’è spazio per una bella ballad verso la fine. “People Live Here” è  incentrata su tutto quello che l’uragano Sandy ha portato con sé e c’è una frase nel testo che mette un po’ il magone:  “From the coffins full of kindergarteners, is this what you call free?”.
Non è la solita ballad da cantare a squarciagola come potevano essere “Swing Life Away” o “Hero of War”, ma semplicemente perché è una canzone intensa che ti lascia a riflettere.
A chiudere questo album non entusiasmante al massimo ma comunque buono, ci pensa l’ottima “Bridges”, una canzone che ascoltandola fa pensare ai Rise dei vecchi tempi.

So che forse in questa review ci sono troppi riferimenti al passato ma se li ho fatti è perché i primi album di questa band mi hanno segnata in quegli anni ed è normale ricordare quei tempi. C’è chi dice già che The Black Market è una delusione ma secondo me è migliore rispetto ai precedenti, è un album a cui forse va dato un po’ di tempo.

Se volete criticare i Rise Against fatelo pure, ma alla fine sono una band fondamentale nel punk rock perché hanno qualcosa da dire, magari adesso dicono le loro cose in canzoni che forse non ci esaltano, ma ce ne fossero di più di band che fanno tutto quello che fanno i Rise Against!

Voto: 3,5/5

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1 commento su ““The Black Market” by Rise Against”

  1. Ti dirò….se l’album in questione fosse uscito sotto forma di EP con le sole the great die off, i 2 singoli di cui parli, zero visibility,awake too long, bridges e soprattutto la traccia bobus della versione giapponese ossia escape artists (molto bella), starei qui a parlare di capolavoro. In ogni caso discreto album

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