Record Stories: Sara

Di Sara Cavazzini
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Pensavo che la parte più interessante della mia record story sarebbe stata l’introduzione, ma visto che sono l’ultima a doverla fare, tutto quello che c’era da dire è già stato detto e quindi sarò breve. Compro CD, compro tanti CD, li tengo ordinati in modo maniacale, guardo i booklet, li leggo parola per parola, testi, ringraziamenti, credits… tutto, insomma. E non li faccio toccare da nessuno; ogni tanto mi distraggo da quello che sto facendo e inizio a  guardarli anche completamente a caso, insomma tutte queste cose qua. Ogni volta che cedo alla mia dipendenza ed entro in un negozio di dischi, gli occhi del proprietario si illuminano alla vista delle decine di CD che mi accingo a comprare. Sì, decine alla volta, non scherzo, perché il mio problema sta nel fare scelte, insomma, se hai già in mano 14 CD e li senti già tuoi, con che coraggio ne abbandoneresti uno? Con che coraggio lo rimetteresti nello scaffale da cui l’hai preso, facendolo sentire inferiore agli altri? Io non ce la faccio.

 

DISCO PREFERITO: “Reach for the Sun” by The Dangerous Summer
Il mio problema nel fare scelte si ripresenta qua: riesco al massimo a restringere la scelta a una decina di dischi, ma non posso metterli tutti, quindi mi sento di dire Reach for the Sun dei compianti (mica troppo, visto i danni che facevano) The Dangerous Summer. Vi aspettavate tutti che fosse We All Need a Reason to Believe dei Valencia o un banalissimo Enema of the State, lo so, ma oggi va così. Ricordo quando appena prima dell’inizio dell’estate nel 2009 in un pomeriggio in cui avrei probabilmente dovuto studiare, ho visto che quella band di sfigatelli amici degli All Time Low (con cui Gaskarth aveva anche fatto una canzone bellissima, Disconnect nell’EP If You Could Only Keep Me Alive), aveva pubblicato una nuova canzone. La canzone in questione era Where I Want to Be, che poi mi sarei ritrovata ad ascoltare almeno una centinaio di volte al giorno in quell’estate. Poco dopo è uscito Reach for the Sun e vorrei riuscire a dirvi qualcosa a riguardo, ma a 5 anni di distanza non trovo le parole per esprimere esattamente cos’è questo album, che probabilmente è stato il miglior album di quell’anno, anzi lo è stato e basta.

 

PRIMO ACQUISTO:  “…squérez?” by Lùnapop
Qua la storia è lunga, era il ’99 e alla tenera età di 5 anni già fangirlavo da far schifo. Al Brianteo di Monza facevano dei concertoni, quelli estivi con un sacco di gente che suona tipo, e quell’anno c’era Baglioni che mia madre non poteva perdersi, però era anche l’estate di 50 Special e prima di Claudione hanno suonato questi Lùnapop e io ho smesso di capire. Poi mia madre mi ha quasi abbandonato per vedere Baglioni, ma questa è un’altra storia. Morale della favola: dopo un po’ è uscito l’album ed è stato il mio regalo di Natale o compleanno, non ricordo esattamente.

 

ULTIMO ACQUISTO : “Everyone That Dragged You Here” by Real Friends
foto di Sara Cavazzini.Seguo I Real Friends più o meno da quando la Eli ha scritto il primo post su di loro (datato 7 agosto 2012, sono andata a controllare) e finalmente quest’anno allo Slam Dunk sono riuscita a vederli, ma al merch vendevano solo Put Yourself Back Together (che ovviamente ho comprato) e la maglia Pop Punk Sucks 1 (che altrettanto ovviamente ho comprato), quindi appena tornata a casa ho ceduto al costo delle spese di spedizione visto che bramavo la maglia Pop Punk Sucks 2 e già che c’ero mi è sembrato più che giusto prendere anche questo EP.

 

ARTWORK MIGLIORE : “Opposites” by Biffy Clyro
Ero indecisa tra questo e In Love and Death dei The Used, ma visto che quest’ultimo è già stato scelto da Penny, scelgo i Biffy. Un albero che si piega ma non si spezza, il ritorno della band dopo un lungo periodo non troppo facile, l’album della vita. Niente altro da dire.

 

DISCO CHE TI SEI STANCATO DI ASCOLTARE : “Young New England” by Transit
Anche qua la storia è lunga. Questo album ci era arrivato qualche giorno prima dell’uscita ufficiale, tipo una settimana prima, e io avevo il PC rotto e me ne sono accorta solo dopo qualche ora quando erano già passate le 11 di sera, al che ho rubato il computer di mia sorella e l’ho ascoltato in ripetizione fino alle 4 di mattina, mi pare fossero 7 volte quindi, ed era bello e sono anche riuscita a scriverne una recensione (cosa che non capitava circa da quando ancora i CD non esistevano). Poi l’album è uscito e la situazione è completamente degenerata, devo averlo sentito davvero troppe volte.

 

DISCO CON LA STORIA PIÙ MATTA: “Free Your Mind” by Anarbor & “Talon of the Hawk” by The Front Bottoms

Non ho storie davvero matte, quindi per compensare alla mancanza di mattità(?) vi racconto due storie. Una sera eravamo all’Honky Tonky perché dovevano suonare i Less Than Jake e tipo al merch c’erano i CD a 5€. Mi sono messa a guardare  cosa ci fosse e ho trovato Free Your Mind degli Anarbor, altra band conosciuta ai tempi che furono quando decisi di passare su YouTube da un video degli All Time Low al canale Hopeless e quindi prendermi bene con tutte le band Hopeless. Ovviamente ero completamente senza soldi e allora ad un certo punto Dimitri è impazzito ed è andato a comprarlo.

 

Poi c’è anche la storia di Talon of the Hawk. Eravamo al Live Forum per la data dei Brand New, dove con piacere abbiamo ritrovato i nostri amichetti The Front Bottoms, la Chelli (funsuperfan) si era dimenticata a casa la sua copia dell’album da far autografare, album che io ancora non avevo comprato e quindi mi fa “Ascolta io adesso me lo riprendo e me lo faccio autografare, se a te non interessano gli autografi, visto che mi hai prestato il libro per l’esame di ICT, io mi tengo il libro e tu ti prendi il mio CD che ho a casa, è okay?”. Ovviamente ho detto sì.

 

QUELLO CHE VORREI PER IL COMPLEANNO: “Boys Like Girls” by Boys Like  Girls
foto di Sara Cavazzini.

 

Non mi spiego come sia possibile che ancora io non abbia questo album. Seriamente, è uno dei miei preferiti di sempre, uno di quelli che ho ascoltato più volte di quante abbia guardato in faccia mia madre, ma ancora non ce l’ho e ho un po’ di senso di colpa, mischiato a quello di vuoto che non mi fa vivere in pace con me stessa.

 

 

 

DA ASCOLTARE MENTRE MANGIO LE UOVA: “Folie à Deux” by Fall Out Boy
foto di Sara Cavazzini.Non capisco esattamente perché, ma mi sembra quello giusto. Le uova vanno bene sempre, Folie à Deux va bene sempre.

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