“Soco Amaretto Lacrime” – Brand New + The Front Bottoms @Live Forum, Milano 27-04-14

Di Elisa Susini e Michela Rognoni
Foto di Penny e Andrea Serafini (Brand New Italia)

Brand NewPer essere perfettamente a tema, dopo un sabato pomeriggio in maniche corte e occhiali da sole, anche il cielo diventa grigio ed emo con saltuarie gocce di pioggia per preparare i presenti, e i biscotti, all’atmosfera della serata.
Come ad ogni concerto epocale come questo, si incontrano amici con road trip impensabili alle spalle, tipo Bari-Milano su treni regionali senza biglietto, si dicono idiozie di ogni genere, si pregustano i feels, si mangiano i biscotti (sono importanti perché li ho fatti davvero buoni e si meritano abbondante spazio in questo articolo, top 3, definitely).

Poi aprono le porte del Live Forum e comincia lo spettacolo.
Dal palco ci accolgono i Front Bottoms, direttamente dal New Jersey.
Si sono moltiplicati dall’ultima volta, adesso sembrano addirittura una band vera, con due chitarre, basso-tastiera-tromba suonate dalla stessa persona e la solita vecchia batteria essenziale.
1235149_10202887493501426_4336513422531860523_nL’atmosfera è easy oltremodo, e con il loro indie-pop-punk, happy-go-lucky, puro divertimento, ci allietano per troppo poco tempo. Giusto sette brani, i principali della loro ancora piccola discografia, e anche uno nuovo che non ha ancora un titolo. Si inizia con “Flashlight“, si passa per “Swimming Pool“, la scoppiettante “Au Revoir” e il potenziale anthem “The Beers” per finire in una “Twin Size Mattress” cantata a squarciagola da troppe poche persone.
Set breve ma intenso, come si suol dire, che spero abbia convinto chi per la prima volta sentiva parlare dei Front Bottoms come ha convinto me.

(passo la parola ad Elisa)

Questo è il mio report meno obiettivo di sempre perchè aspettavo i Brand New da una vita e credevo che non li avrei mai visti. E men che meno in una venue così bella come il Live Forum in cui l’acustica è perfetta e i concerti sono sempre un passo avanti perchè riescono ad essere intimi ma carichissimi.

Con la premessa che chi non c’era non potrà mai capire  e che io sono troppo scossa per potervi raccontare questo concerto decentemente, inizio dicendo che la scaletta si apre nella maniera più violenta del mondo con “Vices” e “Gasoline” seguite da “At The Bottom” e “You Stole“, quattro pezzoni dal loro ultimo album datato 2009, Daisy.

Di fatto il concerto è diviso a blocchi, dopo l’inizio con Daisy si passa al momento di Deja Entendu che inizia su una “Sic Transit Gloria… Glory Fades” da capogiro in cui il pubblico capisce che dato che non si possono scattare foto con le macchine fotografiche, probabilmente lo stage diving è fuori questione, e quindi ci limitiamo tutti a cantare fino a farci partire le corde vocali.

Segue “Guernica” in versione carichissima, e i feeeeeels su “Okay I Believe You but My Tommy Gun Don’t“. Dopo “I Will Play My Game Beneath the Spin Light” il momento Deja Entendu viene interrotto da  “Seventy Times 7” e non ci sono parole da spendere su questa canzone perché lo sapete già, è la canzone perfetta per un concerto perfetto trascorso con i tuoi amici. Lì un pensiero poi è andato ai due grandi assenti della serata, Jeghi ed Hélio

1551465_1489260004626189_8732783483937137117_nThe Quiet Things That No One Ever Knows” è stata il delirio e non ho nemmeno un ricordo ben preciso del momento però è stata l’ultima canzone di Deja Entendu e con la quale siamo passati ai brani di The Devil And God are Raging Inside Me. “Sowing Season” in scaletta è stata una bella sorpresa e non so bene quand’è che Jesse si è messo a parlare col pubblico ma era davvero preso bene perché di solito lui si limita a dire solo Hi we’re Brand New from New York, invece ha parlato anche della pizza (yuuuu), di come 7 anni di assenza dall’Italia forse erano un po’ troppi e ha scherzato con il suo Vinnie uscendo fuori dal personaggio veneratissimo che appare e scompare che è diventato in questi anni. E anche Vinnie se la rideva da solo tutto contento e faceva lo scemetto.

In scaletta c’erano anche “The Archers Bows Have Broken“, di cui la frase “You’re shouting so loud, you barely joyous, broken thing” fa proprio al caso nostro e l’intensissima “Millstone“.

Io poi ero convinta di passare il concerto in lacrime, invece non c’è stato nemmeno il tempo per piangere perché era tutto troppo catartico, un susseguirsi di canzoni che ci hanno accompagnato da sempre e che dal vivo erano ancora più belle e più devastanti.

Facevo notare la cosa ad un mio amico quando in pratica sono state le mie ultime parole famose perché dopo Millstone i Brand New hanno suonato “Limousine” e la loro esecuzione di Limousine a Milano rimarrà una leggenda perché secondo me non l’ha filmata nessuno e quindi nessuno potrà vedere cos’è stata e cos’è successo. Infatti vi lascio con questo mistero ma vi dico solo che tutti quanti stavamo piangendo, e quando dico tutti quanti intendo anche Jesse Lacey. Tant’è che io poi ero così sconvolta che ho continuato a singhiozzare anche durante le canzoni successive e non capivo più niente. “We’ll never have to buy adjacent plots of earth, we’ll never have to rot together underneath dirt. I’ll never have to lose my baby in the crowd, I should be laughing right now.”

Dopo questo momento assurdo è la volta di “Jesus Christ” seguita dalla fine del mondo che nemmeno vi provo a raccontare su “Degausser” e “You Won’t Know“.
Il concerto sarebbe dovuto terminare così perchè di solito Jesse  alla fine di You Won’t Know butta la chitarra per terra lasciandola accesa e sparisce. Invece è successo quello che non ci aspettavamo perchè c’è una canzone in particolare che non suonano quasi più dal vivo, ma invece di abbandonarci per sempre Jesse ha accordato la chitarra e ha preso vita il singalong più bello delle nostre vite su “Soco Amaretto Lime“, io sono morta definitivamente e con me anche la Sara.

A fine concerto Jesse è uscito ancora più fuori dal suo personaggio salutandoci troppo affettuosamente e stringendo le mani alle persone della prima fila invece di sparire come fa di solito!!

Si dice sempre che un concerto è il più bello di sempre ma questo è andato al primo posto tra qualsiasi concerto che ho visto fino ad ora e che devo ancora vedere.
I Brand New sono un altro mondo e non si può spiegare in realtà, solo che in mezzo agli abbracci di conforto post concerto con i miei amici ho capito che non puoi dire di aver vissuto se non sei stato ad un concerto dei Brand New, o, più precisamente, a questo concerto dei Brand New.

Emo is over, you can all go home“.

Addio amici

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