AIM AT THE MOVIES: Wristcutters – Una Storia d’Amore

wristcutters-a-love-storyDiretto da Goran Dukic e basato sulla short story “Kneller’s Happy Campers di Etgar Keret, Wristcutters – Una storia d’amore, è un film meno emo di quanto si possa evincere dal titolo.
Questa storia inizia laddove di solito tutti i film finiscono perché il film si apre con il protagonista, Zia (Patrick Fugit), che si taglia le vene dopo la rottura con la sua storica fidanzata Desirée e muore. Ed è in quel momento che inizia la sua esperienza afterlife: dopo la morte si ritrova in un non-luogo pressoché identico alla Terra con però varie restrizioni come i colori denaturati ed il divieto di sorridere, divieto che vale solo per loro perché questo film a noi ha strappato tante risate.
bamboIn questo non-luogo Zia incontra un chitarrista russo, Eugene (Shea Whigham), che vive lì con la sua intera famiglia, in quanto tutti suicidi. Quando viene a sapere che anche Desirée si è tolta la vita due mesi dopo di lui il film si trasforma in un grottesco road movie:  Zia e Eugene partono con un’automobile sgangherata, senza una meta precisa, ma alla disperata ricerca della ragazza, accompagnati dalla frizzante musica dei Gogol Bordello (fatti passare per la vecchia band di Eugene – personaggio esplicitamenteispirato al leader della band). A metà strada incontrano un’autostoppista, Mikal (Shannyn Sossamon) che dice di trovarsi lì per un errore, e li segue nel loro viaggio non tanto per Desirée quanto per trovare “quelli che comandano” e poter tornare nel mondo dei vivi.
In un mondo dove tutti sono suicidi i nostri protagonisti vanno più o meno alla ricerca della felicità, in maniera abbastanza tragicomica, e probabilmente sono consci del fatto che potrebbero anche non trovarla però si può dire che questo road trip incasinato sia la prima volta in cui davvero si stanno godendo la vita, sebbene siano morti.
zia-and-mikal-wristcutters-a-love-story_top-10-most-adorable-movie-couplesNon continuo con la trama perché se no diventa spoiler, vi dico solamente che ci sono fiori dipinti, cose che spariscono in un buco sotto al sedile, Tom Waits che dorme in mezzo alla strada alla ricerca del suo cane, un’eschimese muta, dei miracoli, un santone che pensa di potersi double-suicidare ed un lieto fine sperato ma abbastanza inaspettato.

Patrick Fugit, oltre ad assomigliare a William Beckett, è perfetto nei panni dell’infelice, rassegnato e confuso Zia, riesce addiritturaa trasmettere la sua frustrazione allo spettatore.
Anche Shannyn Sossamon è riuscita ad entrare perfettamentenella parte della ribelle carismatica ma allo stesso tempo tenera e dolce.
Ma il vero fiore all’occhiello del cast è Shea Whigham, eccentrico, e divertente al limite del reale con quel fantastico accento russo che si perde molto nella traduzione in italiano (assolutamente non degna dell’interpretazione originale,soprattutto nelle parti narrate).

La fotografia è ciò che colpisce di più a prima vista, colori cupi, stabili tra il grigio e il blu (in contrasto con la pelle bianca e l’abbigliamento della protagonista femminile, che in effetti è fonte di vitalità nell’aldilà dei suicidi), un mondo che assomiglia ai filtri di Instagram insomma.
Ma è anche la colonna sonora, a nostro parere perfetta, a rendere il film così onirico e piacevole oltre ai già citati Gogol Bordello, che danno vita ad una delle scene migliori di sempre (i tre protagonisti in macchina che cantano “Through The Roof ‘n Underground” in diversi luoghi e posizioni dando un’idea di monotonia, discorrere del tempo, di ricerca infinita ma al contempo di sintonia tra i personaggi, spezzata violentemente nella scena appena successiva), ma anche Tom Waits, l’opening è affidata ai Joy Division e ancora un riarrangiamento di “Gloomy Sunday” (la canzone dei suicidi).
wristcuttersPer finire eccovi le migliori citazioni (in lingua originale perché sono meglio): partiamo con l’intelligentissimo dialogo tra Zia e Eugene: “I’m not going out tonight. It just makes me depressed.” “So, what you gonna do? Kill yourself?”; per passare poi allalezione di vita di Kneller aka Tom Waits: “Once upon a time there was a crookedtree and a straight tree. And they grew next to each other. And every day thestraight tree would look at the crooked tree and he would say, “You’recrooked. You’ve always been crooked and you’ll continue to be crooked. But lookat me! Look at me!” said the straight tree. He said, “I’m tall andI’m straight.” And then one day the lumberjacks came into the forest andlooked around, and the manager in charge said, “Cut all the straighttrees.” And that crooked tree is still there to this day, growing strongand growing strange.”; e per finire, eccovi un dialogo che ci ricorda Penise: “I don’t know about you Eugene, but I got a cock. Do you have a cock Mik?” “Yeah, I got a cock. A big fat one.
Incassi minimi e troppo poca notorietà per una pellicola così studiata nei minimi dettagli e così ben riuscita, destinata a rimanere una perla nascosta del cinema indipendente.

Chelli e Eli

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