“Reggiseni e Tonno in Scatola” – Smart Mistake @ Reset Festival + Cose a Caso 14-09-13, Torino

Di Jimmy

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Una foto brutta di Torino

Lo scorso sabato sera, siccome non avevo voglia di andare a bere un’acqua tonica nel solito irish pub con i soliti amici e senza il solito fidanzato (che era a Roma a parlare con i Velvet), ho deciso di dare una svolta di 180 gradi alla mia vita, così ho speso un sacco di soldi per andare a Torino, seriamente intenzionata ad assistere alle esibizioni di tutti i gruppi del Reset Festival. Mi hanno raccontato che c’era Piotta e altra gente di un certo livello, ma ovviamente qualcosa è andato storto ed io mi sono ritrovata a vagare per Torino apprezzando diversi minuti di diverse canzoni di diverse band di diversi generi che suonavano su diversi palchi, in quello che mi è quasi sembrato uno “Slam Dunk Piemonte”.
Ma mi piacerebbe cominciare dall’inizio:
Arrivata alla stazione di Torino Porta Nuova mi faccio una bella scarpinata fino a Piazza Vittorio – che non è il mio compagno di banco delle elementari (che poi si chiamava Gianluca e non Vittorio), ma Vittorio Veneto probabilmente – dove mi viene detto che il fiume è quello che in Europa contiene il più elevato tasso di cocaina. Se invece dobbiamo parlare di musica, vengo accolta dalle note di un simpatico cantautore che, come potete evincere dal titolo di questo stupido articolo, cantava canzoni riguardanti reggiseni e tonno in scatola in una struggente storia d’amore finito che lascia il protagonista con il frigorifero vuoto date le sue scarse doti di chef. Chitarra acustica e tastiere, ma anche fette di cotolette, persone afose più dell’afa, citroen squalo e altre cose mattacchione.
IMG_1318Poi sul palco salgono gli Smart Mistake – che erano la ragione per cui sono andata fino a Torino, solo per questo motivo conosco il loro nome – che vengono come al solito paragonati ai Paramore da una decina di persone e poi invece cominciano a suonare cose che con il suddetto gruppo hanno poco a che fare. La band si comporta bene sul palco, sia tecnicamente che esteticamente – nel senso che si muovono bene, non nel senso che sono i One Direction – i giovani componenti hanno molto da offrire, e anche la loro cantante donna – oltre ad essere diventata l’idolo delle bambine dai 3 ai 7 anni – si è comportata molto bene offrendoci una performance piacevole e rendendo le sue emozioni palpabili.
Però la canzone lenta a me proprio non piace.
Un altro problema è quello del riverbero del microfono, creatore di un disagio incredibile da cui non è stata toccata la post rock band strumentale Jordaan.
Il loro non è decisamente il mio genere però erano bravi e quindi belli da ascoltare, solo che durante il loro set sono stata chiamata dall’hamburger gigante che poi ho mangiato.
Una cosa divertente è che a Torino il gorgonzola lo chiamano gorgo e non zola. E poi Torino ha anche la sua coca cola che si chiama Mole Cola. Con un nome così geniale non si può non apprezzarla. Da questo momento in poi ho girato a caso sentendo un tipo con la tutina gialla accerchiato dai suoi fans, una tipa che cantava r’n’b, un coro probabilmente cattolico che è stato in piedi zitto e immobile per svariato tempo (anche quando poi dalle casse è uscito il tipico rumore del grind core) per poi finalmente iniziare a cantare, una band abbastanza progressive ed un tizio che cantava malissimo “Dust in the wind”, che però forse era un semplice mendicante.

Mi sarebbe piaciuto concludere il tutto con una frase accattivante e sarcastica, insultando qualcuno o trovando una morale a tutto questo, ma purtroppo non sono capace perché non sono una giornalista e non so scrivere un bell’articolo.

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