“Forever Halloween” by The Maine

Di Sara Cavazzini

the maine forever halloweenA dir la verità non so come iniziare a scrivere questa recensione perché ci sono troppe cose che vorrei dire. Potreste pensare “beh, normale quando si parla con te di The Maine”, quindi ora cercherò di controllare la marmaglia di cose che sto pensando riguardo “Forever Halloween“, quarto album della band, e di dare a tutto una sorta di senso.

Innanzitutto, aprendo la copia fisica dell’album, penso che il disco,  proprio l’oggetto in sé, potrebbe benissimo essere il nuovo logo di Aim A Trabolmeicher, visto che è tutto arancione mandarino e la scritta è in Skinny, ma questo è un problema mio. Devo ammettere di non essere rimasta estasiata dall’album dopo il primo ascolto, anzi. Al secondo ho ricominciato a ragionare.
I The Maine sono cresciuti, hanno portato a termine la trasformazione iniziata con “Pioneer”, creando un album molto più cupo e profondo; per i fan di vecchia data dei The Maine, un album come “Forever Halloween” può essere difficile da digerire, ma è innegabile che le canzoni siano belle, ben fatte e con testi impeccabili – John O’Callaghan grazie di esistere -, poi dai, non posso certamente dire qualcosa di negativo su di loro perché si, io sono una fangirl e loro sono loro.

I battiti di mani e il pizzico di critica al mondo musicale di “Take What You Can Carry” aprono il disco. Come seconda traccia troviamo “Love & Drugs“, un capolavoro, anthem per la gioventù megawasted, una canzone che fa saltellare dai, certamente una delle migliori del disco. “Run” e “White Walls” non sono da meno, la prima ha un sound allegro che si contrappone al testo profondo, la seconda è un appello a non essere abbandonati; esprime il disperato bisogno di avere qualcuno affianco. Il quinto pezzo è il primo singolo estratto, “Happy“, canzone sulla solitudine, l’infelicità, il disagio, che detto così sembra un sacco emo, anche se non lo è, ma diciamo che rendono bene il concetto e tutti quanti noi emo-misantropi ci ritroveremo a cantare insieme “I don’t think I’ll ever be happy“. Arriva una ventata di malinconia con “Birthday In LA“, aperta critica alla città, ben esplicitata con il “Fuck you LA” in chiusura.
Il ritmo dell’album continua ad essere un po’ bipolare, si rialza solo per un attimo con “Blood Red“, una delle mie tracce preferite del disco, per poi calare di nuovo con “Kennedy Curse“, e qua il mio autocontrollo non esiste più, dovete sentirla per capire, poi torna a movimentarsi un po’ con “Sad Songs“. A seguire arriva “Fucked Up Kids“, traccia che riprende un po’ i temi di “Love & Drugs”. Molto estiva, è la tipica canzone dei The Maine in cui ti ritrovi perfettamente – un po’ tipo “Growing Up”, bellissima, vera, piena di speranza (“We’re searching/for something /just trying/ to make it happen/We listen/to no one/ don’t forget we won’t forgive/ they’ll write a story of the lives we lived) -, e da brividi al calo di ritmo sul finale e sing along che ci fa tornare in mente quello di “We’ll All Be” (We are alone/but we’re not lonely/No, it’s nothing personal/We prefer to do things on our own/and even though nobody knows it/no we’re not lonely/no we’re raw and invincibile) Passiamo poi alle storie d’amore andate male che John O’Callaghan ci racconta accompagnato solo dal pianoforte in “These Four Words“, un pezzo che è il modo più semplice per prendere un cuore, strapparlo dal petto, strizzarlo, calpestarlo, saltarci sopra, tritarlo e cose così. Insomma, i The Maine riescono ancora ad avere le nostre lacrime, stavolta più che mai – Adele levati -.
Per finire, c’è la title track “Forever Halloween“, che riassume un po’ tutto l’album e si chiude con circa due minuti di assolo di chitarra del signor Jared Monaco – bravo – che si spezza violentemente.

I The Maine battono tutti, ormai sono ad un altro livello. Il disco rappresenta in tutto e per tutto la band, che ha deciso di esprimere ciò che è, fare ciò che gli piace, senza pensare a quello che chiunque altro avrebbe potuto pensare.

BRAVI TUTTI!

VOTO: 4/5

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1 commento su ““Forever Halloween” by The Maine”

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