“The Pop Underground” by Andrew McMahon

Di Michela Rognoni

andrew epAd un certo punto, troppo poco dopo l’uscita di “People And Things”, Andrew McMahon pubblicò su un casuale nuovo/ex sito dei suoi Jack’s Mannequin uno sconcertante post in cui spiegava quanto il nome “Jack’s Mannequin” gli stesse stretto, disseminando il panico tra i fans che pensavano non avrebbe mai più fatto musica (ma di questo abbiamo già parlato ampiamente qui.

Riassumendo, un paio di settimane dopo, ha chiarito la situazione: avrebbe continuato ma usando il suo nome, senza più servirsi dello pseudonimo Jack’s Mannequin.
Ottima decisione, soprattutto quando la strada che si intende percorrere prevede un cambiamento drastico nel proprio sound, sapete, per non cascare nella solita vecchia critica “è bello ma non sembrano i…”.
Il 30 Aprile, sotto l’etichetta indipendente Left Here Music e prodotto da Tony Hoffer, esce “The Pop Underground EP”, primo lavoro firmato col nome proprio di Andrew McMahon.

Probabilmente la prima cosa a cui pensate sentendo il suo nome è “piano rock”.
Potete anche dimenticarvi del rock (o forse no, se siete tra quelle persone che pensano che i kooks o i beck facciano rock). Pop e leggero, il disco presenta molti elementi elettronici, l’abbondante utilizzo di synth e autotune (usato per distorcere e non per camuffare la voce) a dichiarare il taglio netto con il passato.
A questo scopo opera molto meno la “nuova” line up, una selezione di ottimi musicisti tra cui però spiccano ancora i vecchi compagni di viaggio di Andrew, Jay McMillan e Mikey “The Kid” Wagner.

I quattro brani si susseguono veloci e frizzanti mantenendo però quel velo di eleganza e comfort a cui i vecchi progetti ci avevano abituati, e nonostante la presenza delle parti elettroniche che rendono il nuovo sound qualcosa di trendy e danceable (una sorta di “Awolnation del giorno dopo”), sono ancora stretti i collegamenti con l’immaginario musicale del caro vecchio Andrew, come i testi così personali da risultare ermetici (Synesthesia ne è il perfetto esempio che ripercorre nei minimi dettagli alcuni periodi della vita di McMahon) ed i temi affrontati: la vita, la famiglia e la musica stessa.

Un buon disco, ben strutturato, studiato nel dettaglio e ben eseguito, ma che all’inizio potrebbe lasciarvi un po’ spiazzati, essendo la cosa più lontana possibile da ciò che ci si aspettava.

È come quando si prova per la prima volta un dentifricio alla menta: bisogna farci l’abitudine ma poi il sapore diventa veramente gradevole. Personalmente consiglierei di iniziare con Learn To Dance, mia personal favorite e brano più pop rock del disco.

Voto: 3/5

2 pensieri riguardo ““The Pop Underground” by Andrew McMahon”

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