BRING ‘EM BACK: For My Fallen Angel

Di Chiara Cislaghi

Questa settimana non ci sarà Sara a narrarvi le gesta eroiche di artisti che hanno deciso di appendere gli strumenti al chiodo (o che hanno deciso di appendere solo la band al chiodo… non nel senso che hanno fatto un massacro, eh), ma ci sarò io, Chiara, quindi arrangiatevi.

C’era una volta, tanto, tanto tempo fa… no, fa schifo iniziare così dai. Inizio con una citazione del loro batterista “Oddio, non è che ci sia una gran storia sui For My Fallen Angel”. E invece c’è, eccome (perché l’ho deciso io). Momento riflessivo-filosofico-malinconico nel quale sembro una persona matura: fondamentalmente io penso che le band che hanno popolato le sale prove di tutte le province abbiano il diritto di essere citate, perché se non fosse stato per loro non avremmo altre band oggigiorno e non avremmo avuto niente da fare nelle sere nelle quali andavamo a vederle suonare live in qualche posto a caso e sconosciuto al resto del mondo. Ma torniamo a noi prima che cominci a piangere.

I For My Fallen Angel nascono nella ridente Garbagnate Milanese (che è appunto in provincia di Milano, sennò si sarebbe chiamata, che ne so, Garbagnate Livornese, w le ovvietà geografiche) nell’estate 2002 e provano principalmente nella ormai famosa (perché ci provano i Sorry!We Are Silly, eh) sala prove chiamata “Prova Microfono”. Il genere? Emo più o meno, in ogni caso loro sono stati indie prima degli indie… fate un po’ voi. Tra i componenti potevamo trovare 2/4 degli attuali Sorry!We Are Silly, ovvero Robi alla batteria e Pablo al basso, 1/2 degli attuali Pelussje, ovvero Nial alla voce, poi, Moreno alla chitarra e tale Jhonny all’altra chitarra e ai cori, il quale però li ha mollati per andare a suonare nei N.Flunders, poi diventati The New Story…non si fa, eh, cioè eri anche arrivato dopo due mesi dalla loro nascita in sostituzione di Rocco, non puoi fare queste cose, dai! Adesso me lo ritrovo sotto casa con una mazza chiodata, io lo so, ma fa niente. E non dimentichiamoci di colei che ha fatto parte, seppur per poco tempo, dei FMFA (ho deciso che li abbrevierò così perché è troppo lungo il nome), Alessandra al violino. Ma cosa suonavano i FMFA? Ve lo dico subito: Jimmy Eat World – “A Sunday”; Gameface – “My star”; The Promise Ring – “Why Did Ever We Meet” (che tutti, fan compresi quando la chiedevano, chiamavano “pappapara”). Ma non è finita qua ovviamente, sì, perchè questi giovani hanno prodotto anche canzoni loro:“Le Petit, “The Daffodils”, “Light Of My Eyes”, “No Leaves” e Peter Parker”. Tra una prova e l’altra, decidono di iniziare a far vedere al mondo quello di cui sono capaci, ed è così che arrivano a mettere insieme 6 live in totale (che per essere durati fino al settembre 2003, e per essere quegli anni lì, sono anche tanti). Il loro live più famoso è stato anche il loro ultimo live, ed ha avuto luogo, appunto, nel settembre 2003: hanno aperto per i Giardini di Mirò.

Ed è così che i FMFA ci hanno lasciato per sempre, in una sera di settembre, e l’unica cosa che ci rimane di loro sono una spilla e un po’ di loro che continua a vivere in due ottime band odierne.

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