“Vuoi un timbro?” – The Maine & This Century @ Rock Planet, Pinarella di Cervia 08-09-12

Di Sara Cavazzini

Il nostro viaggio per seguire i The Maine e i This Century in Italia inizia la mattina dell’8 settembre in Stazione Centrale a Milano. Dopo una sostanziosa colazione da Burger King, composta da doppio cheeseburger e patatine, ci dirigiamo verso quello che poi sarà conosciuto come il treno del disagio: ritardo di un’ora, posti inesistenti, rumori inquietanti. Il lungo viaggio finisce, recuperiamo a Cesena la (fe)Rita e andiamo verso il Rock Planet, dove un sacco di gente matta (e un gallo) ci stava aspettando.
Dopo una breve tappa in albergo e una alla Conad, andiamo al luogo della gioia, dove ci ricongiungiamo con il resto della grande famiglia. Iniziano i soliti discorsi malati, intervallati solo dall’aperitivo a base di pop corn e spritz, che continueranno fino alla fine del nostro viaggio. Circa un’ora prima dell’apertura delle porte, quando le 15 persone presenti erano già in fila, si palesano Joel e Sean, rispettivamente cantante e chitarrista dei This Century, che ci marchiano con il loro timbro e iniziano a conversare con noi. Diamo una lezione di italiano a Joel, dopo la quale andrà in giro chiedendo “Vuoi un timbro?”, e il resto della conversazione si incentra sui costumi a mutanda che gli hanno sconvolto la vita (gli abbiamo insegnato a dire anche ‘perizoma maschile’), Lady Gaga e la Francia. Joel e Sean ci abbandonano, le porte si aprono e entriamo nel locale ricordato da tutti per esser stato il luogo del concerto più caldo di sempre. Stavolta non faceva caldo, anzi, sembrava anche che ci fosse dell’aria.

Salgono sul palco i This Century, che aprono con Hopeful Romantic, seguita dal nuovo singolo Skeleton, un pezzo bello, in pieno stile This Century. Passano poi a Sound Of Fire e Running. Joel abbozza qualche parola di italiano, ma torna presto alla sua lingua madre e chiede a chi capisce di tradurre per chi non sapesse l’inglese. I This Century riprendono la loro performance con Do It To Me, To Love And Back, Everywhere Everything (accompagnata da qualche lacrima), No Way Out e la canzone dell’estate Bleach Blonde.
Dopo la buona performance dei This Century, durante la quale il locale si era popolato un po’ (50 persone eh, mica una bolgia, ma okay) arriva il momento dei The Maine. Breve parentesi sul mio rapporto con i The Maine: sono sempre stati fra le mie band preferite e, dopo lo scioglimento dei Valencia, il posto numero 1 è stato preso da loro. Aprono con Identify e My Heroine, seguite da Listen To Your Heart e Thinking Of You. Poi si arriva al momento del throwback con This Is The End che, pur non essendo esattamente una delle loro mie canzoni preferite, gasa un sacco al “2, 3, 4, 1!”. Si torna alle canzoni di Pioneer con While Listening To Rock And Roll e Some Days. John è un po’ in imbarazzo per non sapere nemmeno una parola di italiano, quindi la prossima volta anche lui parteciperà alla lezione di italiano con Joel. Riprendono con Don’t Stop Now e Into Your Arms, durante la quale avviene l’annunciato duetto con Joel, ma purtroppo a me vengono in mente scene come il pic-nic sul palco dell’HMV Forum di Londra, sorry. La canzone triste della serata arriva ed è Misery, seguita da When I’m At Home, che è la mia canzone preferita di Pioneer ed è sempre più perfetta, e Inside Of You, dopo la quale John rimane solo sul palco per iniziare ad intonare Take Me Dancing. La band si ricompone e arriva il momento novità, per la prima volta suonano Hello World, dal nuovo EP The Good Love; mi sembra inutile dire che è una canzone bella, visto che si parla di The Maine. Lo show arriva alla conclusione con Jenny, Like We Did, Right Girl e Don’t Give Up On Us. La performance della band, nonostante i pochi presenti, è stata fantastica, pressochè perfetta, ma io sono una fangirl, quindi magari era solo fantastica, fate voi.
Dopo aver prestato l’accendino al roadie dei The Maine, informazione essenziale per la sopravvivenza, ci dirigiamo al merch table fuori dal locale, dove ci sono le band al completo. Prima di tutto vado da Jared e ci raccontiamo cose belle, tipo come abbiamo passato la giornata, che li avevo già visti a Londra, il viaggio del disagio e tanto altro. Passo velocemente da Garrett e Kennedy per un autografo e una foto, poi vado da John, col quale c’era una questione in sospeso: Saving Grace. La storia è che a Londra ci aveva promesso che se fossero venuti in Italia l’avrebbero fatta, ma non è stato così. Quando glielo diciamo il suo facepalm ci fa capire il suo profondo dispiacere per esserselo dimenticato e dice che parlerà col resto della band per vedere di farla il giorno seguente, ma visto che gli vogliamo bene, gli togliamo lo sbatti di dover parlare con gli altri e andiamo noi: Kennedy e Pat dicono subito “Okay!” mentre Jared ha tentennato un po’, dicendo che non essere sicuro di ricordarsela e cose così, ma io gli corro in soccorso e gli faccio crescere esponenzialmente l’autostima dicendogli che può farcela. John interviene nella conversazione e mi aiuta a convincere il suo bff. Dopo avermi chiesto se fosse la mia canzone preferita anche Jared dice che è okay. Ci spostiamo dai This Century, Joel mi dice che è megafelice perché ha visto che cantavo le loro canzoni e Sean mi fa domande sulla mia vita e non finiamo più di parlare. Quando le band rientrano nel locale e nel tourbus, noi ci avviamo verso l’albergo, per riposare un po’ prima di viaggiare verso Milano per un’altra magica avventura.

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