SPECIALE: Tutto quello che avreste sempre voluto sapere (ma nessuno ha mai avuto sbatty di dirvi) su Aim A Trabolmeicher.

Di Jimmy the Tangerine

Oggi è il nostro compleanno, auguri!

Le idee migliori vengono sempre in estate quando si hanno troppe cose da fare ma nessuna voglia di farle e allora si cerca un motivo per evitare i propri impegni. È così che nascono  i migliori piani per la conquista del mondo, trust me. Quando avevo l’iPod facevo sempre partire i brani casuali perché non avevo voglia di pensare a cosa avevo voglia di ascoltare. Ovviamente poi  skippavo tutte le canzoni finché non compariva casualmente quella traccia che inconsciamente sapevo di voler ascoltare. Avevo tutta la discografia dei Blink 182 sull’iPod ma avrò scelto di sentire una loro canzone forse una sola volta nella vita. E quella canzone probabilmente era “Dammit” nel periodo in cui ero heartbroken.
Mi  perdevo 45 minuti delle ore da 50 minuti di inglese al liceo perché in un modo o nell’altro veniva sempre pronunciata una parola che mi ricordava qualche canzone e allora cominciavo a cantarmela non-stop nel cervello. Come quella volta nella “Waste Land”, c’era la parola “desert” ed io mi stavo cantando mentalmente i Queens Of The Stone Age.
Avevo 15 anni al mio primo concerto – questo se non si contano gli svariati festival locali in cui suonavano gli Skruigners e altri gruppi del genere -, ho visto live quel gruppo che mi porta sfiga che inizia con la G ed è capitanato da due gemelli, e mia mamma era con me nel pit e si nascondeva dietro le taglie forti per proteggersi dagli spintoni.
Al  Rock In Idro del 2005 ho visto i No Use For A Name. Dopo quella data ne hanno fatte tipo altre 25 in Italia ma non ci sono mai più andata perché “pfff tanto tra 5 giorni sono ancora qui”, adesso però questa teoria non è più valida e sto rosicando un sacco.
Il concerto dei Jimmy Eat World del 2008 ha tenuto il titolo di “concerto più bello di sempre”  fino ad ottobre 2011. Kris Roe degli Ataris non è mancino perché autografava le cose con la destra.
Tutto questo per dire che qui si parla di musica twentyfour/seven tipo. Credo che comprare un disco in formato digitale non abbia senso.
Il bello di comprare i dischi è sfogliare i booklet e metterli dritti nel packaging, poi ritirarli seguendo l’ordine alfabetico e quello cronologico.
Andare in macchina con la radio spenta mi mette ansia infatti la scuola guida è stata un incubo.
Se scoprite come fanno a sopravvivere le persone che vanno ai concerti con i tacchi alti spiegatemelo perché vorrei provare anche io l’ebbrezza di sedurre un band member grazie agli insegnamenti di Enzo Miccio, dopotutto, farlo con le scarpe da ginnastica e grondanti di sudore è troppo scontato ai giorni nostri. Per essere noti bisogna tingersi i capelli di colori innaturali oppure vestirsi da gran soirée. O , volendo strafare, entrambe le cose.
Il fatto che una band abbia fatto la storia o abbia inventato un genere non vuol dire necessariamente che quella band debba piacere a tutti indistintamente per forza di cose. I gusti personali sono ben altro… e poi se dovevi inventare un genere così di merda potevi anche evitare di farlo e magari impiegare il tuo tempo in qualcosa di più utile alla società tipo diventare un impiegato delle poste e aprire uno sportello in più.
La pizza con le patatine è l’unico cibo malsano che riesce a raggiungere l’equilibrio perfetto grazie al lieve contrasto dolce/salato.
Non è geniale o intellettualmente superiore scrivere “frigoriferi fluttuanti temprano le meduse purpuree del mio fegato/ riempi di sugo la vasca da bagno/ o il grigio naufragato in un giardino di telefoni ululanti caccerà occhio che bolle la busta/. Sarò una persona all’antica ma mi emoziona di più “Come sweet euphoria/ your light is blinding to thee/ you feel as comforting as a mother’s worm embrace/ but still you are just lonely as the sea//.
Sven Wallwork ci ha detto che intervistare le band per la propria blogzine è il modo più semplice per incontrare le band. In effetti è una megafigata ma non lo definirei tanto semplice. Non provateci a casa, è molto probabile che facendolo vi vengano esaurimenti nervosi multipli.
Chi si lamenta che la musica in Italia sia rappresentata da tipetti lampadati usciti dai talent show è la stessa persona che al posto di pagare 10 euro per vedere una valida band emergente suonare passa la serata a casa a guardare malattie imbarazzanti su Real Time.
Non sono i band members a rendere belle le band, ma sono le band a rendere belli i band members.
Concluderei questo post senza senso che sintetizza tramite aneddoti  il più profondo essere di questa blogzine dicendo che le fandom sono la cosa più divertente da vedere sia dal vivo che sui social network .

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