“Southern Air” by Yellowcard

Di Sara Cavazzini

A poco più di un anno dall’uscita di When You’re Through Thinking Say Yes ecco che sono tornati gli Yellowcard. In realtà in questo ultimo anno non se ne sono mai andati, sono stati in tour ovunque (anche qua e lo ricordiamo bene) e, nella breve pausa tra un tour e l’altro, hanno registrato subito un altro album, nonostante i problemi che ha avuto Sean che tutti sappiamo e l’abbandono della band dell’altro Sean, sostituito poi da Josh.

Dove siete voi brutte persone che avete pensato che fosse sbagliato registrare un album dopo così poco tempo perché “no dai è troppo presto”? Ecco cari, ascoltate Southern Air e ammettete umilmente che ad aver sbagliato siete stati voi. Sì, perché Southern Air è una boccata d’aria fresca in mezzo a tanti album di bei gruppetti di giovanotti che cercano di fare gli alternativi; è un disco ben fatto, frutto del meglio di tutta loro esperienza, in pieno stile Yellowcard, perché, grazie a Gabe, loro non hanno mai dovuto provare a “esplorare nuovi generi”, “allargare i loro orizzonti” e cose del genere che la maggior parte delle volte portano all’essere ridicoli. Gli Yellowcard sono gli Yellowcard e non hanno bisogno di nient’altro.

Come tutti gli album degli Yellowcard, anche questo si apre con un gran pezzo, Awakening, che, dopo la calma dell’intro, esplode e si rivela una delle canzoni migliori del disco, seguita da Surface Of The Sun che ci fa ricordare le sonorità un po’ più rock di Lights And Sounds. Troviamo quindi Always Summer, canzone uscita un po’ di tempo fa, che ci aveva già fatto capire che questo sarebbe stato un gran bel album; riesce a far piacere lo spirito estivo anche a chi l’estate l’ha sempre detestata (sì, sto parlando di me), poi cioè sentite cosa fa Sean con il violino? Non so come descriverlo se non megabello. Si passa poi ad un’altra delle canzoni che gli Yellowcard ci avevano già fatto sentire: Here I Am Alive, canzone scritta assieme a Patrick Stump e cantata assieme a Taylor Jardine (cantante dei We Are The In Crowd) con un testo che vuole ispirarti e darti forza quando la vita è una merda assoluta e ti ritrovi solo, con frasi come “and when they give up, ‘cause they always give up say “here I am alive”” e “They say you don’t grow up, you just grow old. It’s safe to say I haven’t done both. I’ve made mistakes, I know I know. But here I am alive.”; è il pezzo che tutti vorremmo che la radio passasse appena entriamo in quel forno che di questi tempi è la macchina (che come minimo è stata parcheggiata per ore sotto il sole), per sfidare il caldo e il fato urlando “here I am aliiivee”, ma questa è un’altra storia. Si contende il premio di “pezzo più catchy dell’album” con la canzone seguente, Sleep In The Snow, che mi fa pensare che in questo momento dormirei davvero volentieri nella neve. In A Vicious Kind, Ryan Key cerca di arrivare con la sua voce dove non era mai arrivato prima (e a me fa un po’ ridere perché sono una deficiente), inutile dire che il risultato è ottimo e anche questa canzone ci fa pensare che questo può essere considerato uno dei migliori lavori della band. E la conferma arriva con quel capolavoro che è Telescope, canzone dedicata a Stephanie, la zia di Ryan recentemente scomparsa, alla quale, in When You’re Through Thinking Say Yes, era stata dedicata Sing For Me. In questo pezzo a cantare con Ryan ci sono Cassadee Pope, che aveva già collaborato con loro nella versione acustica di WYTTSY, Alex Gaskarth, che, dopo alcune collaborazioni che hanno dato risultati non esattamente fantastici, torna a far cose belle, e di nuovo Taylor Jardine. In questo album non ci sono canzoni venute male, ma Rivertown Blues, canzone in stile molto old school, non riesco a capire che effetto mi fa, cioè non mi esalta particolarmente se non in alcune parti. Può mancare in un disco la canzone che ti fa rannichiare in un angolino buio a piangere? Ovviamente no, ed è Ten, pezzo tristissimo, uno dei più toccanti che io abbia mai sentito, che parla di un bambino mai nato e non dico più niente perché anche adesso riascoltandola a “You would be ten and I’d be driving you to school. You would tell all your friends that you thought I was cool. And you would have all the love in my heart…” mi sono già rimessa a piangere. Per finire in bellezza c’è la canzone che dà titolo all’album: Southern Air, perfetta per chiudere l’album che riporta a quel sapore d’estate iniziale che ci fa cantare tutti in coro “This southern air is all I need, breath it in and I can see canvases behind my eyes all the colors of my life. This southern air is in my lungs, it’s every word I’ve sung. It seems the only truth I know. This will always be home”.

Non l’avete ancora sentito? Eccolo qua in streaming!

1 commento su ““Southern Air” by Yellowcard”

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.