“Get What You Give” by The Ghost Inside

Di Giada Helena Sullivan

Nuova impresa del mese, fare una recensione di una band mai sentita o conosciuta prima e del loro ultimo disco. Apro la prima traccia non sapendo che genere facciano… “si parte bene”, mi dico una volta che inizio a sentire delle urla.

La band in questione sono i “The Ghost Inside” e il mio ascolto odierno è di “Get What You Give”, il loro ultimo disco uscito recentemente dopo il cambio di etichetta da Mediaskare  a Epitaph.
Con qualche ricerca approssimativa su Google scopro che la band è meno sconosciuta di quanto la mia mente pensasse, la prova del 9 viene da siti metal abbastanza affidabili che li lodano e gli danno spazio alla grande nelle loro pagine, una spinta in più a sentire di cosa si tratta.

La prima canzone, molto breve, “This is what I know about sacrifice” è una bell’intro, molto potente che dovrebbe far capire abastanza chiaramente di cosa si tratta. Uno scream molto pulito e una batteria che spicca su tutto il resto (e no, non è solo perchè è il mio strumento preferito.. è veramente quello che si sente principalmente) forse la band ha dato più spazio alle pelli visto che il batterista è il nuovo arrivato ma insomma il risultato è buono.
Dopo il bell’intro parte “Outlive” una canzone che, per una che non ama e segue il genere, non è assolutamente pesante o noiosa da sentire, anzi.
Segue “Engine 45”, pezzo potente con tanto di cantato in clean a poco più di metà canzone, quando il tutto prende un aspetto più melodico, canzone veramente bella.
“Slipping Away” riporta lo scream crudo a far da padrone, canzone carina su cui ho poco da dire. Passo oltre e partono “The Great Unknown” e “Dark Horse” quest’ultima da nuovamente spazio al cantato melodico e il finale è veramente da annotare.
Molto bella anche la seguente “White Light” a cui seguono poi “Thirty Three” e “Face Value” canzoni carine ma che non hanno, per me, niente di speciale che attiri particolarmente l’attenzione.
“Deceiver” è una forse delle canzoni più belle. Perchè mai le perle migliori stan sempre in fondo al cd?
Se è una domanda che mi son dovuta porre spesso, con questa canzone ho dovuta tirarla fuori nuovamente.
La conclusiva “Test The Limits” è una canzone carichissima che quasi dispiace sia solo a chiusura del cd, rischiando persino che qualcuno se la perda per noia o fretta.

In conclusione il cd, ascoltato da una persona che non ama e segue tale genere, obiettivamente è molto buono. Chiaramente, le canzoni un po’ simili e su cui prende voglia di skippare saltando magari gli ultimi secondi ci sono ma per essere il terzo album di una band che sta emergendo davvero solo adesso, grazie anche al passaggio sotto una major, il lavoro è veramente buono.
Consiglio un ascolto a tutti, purchè si parta senza pregiudizi o grandi aspettative.

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