“Boia deh” – Lagwagon + Useless ID @ The Cage Theatre, Livorno 12/06/12

Di Elisa Susini e Michela Rognoni

Il The Cage Theatre è una venue situata in cima ad una lunghissima salita in mezzo alle campagne da qualche parte a Livorno.

Per farvi capire meglio: c’è questo parco allestito un po’ come un summer village con il chiosco dove comprare da bere, quello dove comprare i panini, un gazebo dove poter consumare i prodotti acquistati, anche in caso di pioggia, e delle seggioline variopinte.

Insomma che questo era il concerto dell’anno in quel di Livorno, quello che avrebbe riportato tutti i neo-adulti dall’anima hardcore al 2005 e all’adolescenza, e magari fatto spuntare addirittura qualche brufolo.

I primi a salire sul palco – dopo un bel po’ di tempo di assenza dalla scena da quanto mi pare di aver capito – sono i livornesi 7years con il loro harcore melodico un po’ troppo pestato per essere veramente melodico.

Ammettiamo di non aver seguito la loro performance con particolare attenzione – questo perché siamo poco professionali e incontinenti – ma ci teniamo comunque a dire che questi giovani sono riusciti a farsi apprezzare davanti ad un grande pubblico di nostalgici intenditori come quello dei Lagwagon.

Ma a scaldare veramente il pubblico prima dell’attesissima esibizione dei Lagwagon, sono gli Useless ID, band israeliana conosciuta per il suo punk rock diretto ed efficace e per la loro tendenza ad evitare il nord Italia durante i tour…

Forti del nuovo album, “Symptoms” registrato sotto Fat Wreck Chords, decidono di dare inizio alla loro perfomance esattamente nello stesso modo del disco ovvero con “Live or Die” e “Before It Kills” entrambi pezzi veloci e coinvolgenti.

L’atmosfera si fa più calda e nostalgica con una “It’s Alright” incapace di lasciare impassibili chi segue questo gruppo da un po’ di tempo.

Tra un brano e l’altro i ragazzi raccontano degli aneddoti divertenti: le uniche due parole in italiano imparate da Yotam sono “bidibi bodibi” – che non sono nemmeno parole –

mentre Ishay conquista il cuore dei Livornesi con il suo “Pisa merda” nonostante fosse più orientato verso il “Tel Aviv merda”.

Spenderei anche due parole sul nuovo batterista, Gideon Berger che, oltre ad essere preciso e potente, è anche un musicista piacevole da guardare live visti i suoi continui magheggi con le bacchette – e la battaglia di sputacchi combattuta contro Yotam –

Si procede poi con altri brani tratti dal nuovo album, tra le più azzeccate ricordiamo “manic depression” e “fear in the mirror” senza disdegnare però alcuni dei brani che hanno reso celebri gli Useless ID, come “Blood Pressure” e “Bring Me Down”.

L’euforia dei fans culmina nel brano di chiusura, il classico “State Of Fear” con i suoi “woo ooh woo ooh” cantati dal pubblico e la grandissima energia.

Durante questo pezzo si può già avere un assaggio del delirio che si scatenerà tra pochi minuti, quando i Lagwagon saliranno sul palco.

La mia unica critica va alla scaletta: sono stati suonati moltissimi brani del nuovo album sacrificando così alcuni dei pezzi più forti della carriera degli Useless ID – “At Least I Tried”, per fare un esempio.

E a chiudere la serata spetta ai Lagwagon, attesissimi dal pubblico livornese perché, come dicevo con Paolino, sono uno di quei due gruppi per i quali i Livornesi si alzerebbero dalle loro poltrone per andare a vederli. (L’altro sono i NOFX.)

E infatti è stato un tripudio di gioia. Io sono stata vigile per le prime 4 canzoni, Island of shame, Violins, Kids don’t like to share e Lazy. Dopo Lazy poi ho pianto un attimo perchè sono scema mentre le bimbe andavano in bagno (facciamoci i fattacci miei) e mi sono buttata in mezzo al casino. “Io il concerto stavolta me lo godo da lontano”. Ma non ci riesco mai e preferisco le botte, il sudore e le gioie delle prime file.

La carica dei Lagwagon era proporzionatissima al delirio del pubblico, e la verità è che dal vivo rendono anche meglio rispetto ai cd. La voce di Joey poi è da invidia, potente e impeccabile, così come la bravure dei suoi compagni.

Fra una canzone e l’altra ci hanno deliziato con dei siparietti bellissimi in cui Joey faceva le flessioni e gli addominali, parlava di cose sceme col suo gentle giant Chris Flippin, o l’altro Chris che tentava di parlare livornese sparando dei BOIADEH molto a caso ma efficacissimi.

Fatto sta che hanno suonato solo pezzi dei loro primi 5 album, per citarne alcuni Messengers, Razor Burn, Angry Days, Sick e una Coffee and Cigarettes introdotta da loro come “Espresso and Cigarello”.

Una carrellata di circa 24 canzoni che hanno segnato l’adolescenza di tutto il pubblico presente, terminata con Maggio Sedici.

Dopodiché la band fa finta di salutare, io mi scambio il sudore con Emi perché secondo lui non era troppo messa male con loro ma in quel momento torna Joey sul palco con la sua Gibson, inizia a suonare Alien 8 e lascia che sia il pubblico a cantarla. Poi pian piano salgono anche gli altri e concludono il tutto con Making Friends e Brown Eyed Girl, la loro cover di Van Morrison ringraziandoci per il calore e tutto il resto, lanciandoci cose sudate, plettri e bacchette.

I Lagwagon hanno davvero fatto da colonna sonora ad almeno un momento della nostra giovane vita da punk rockers incazzati e questo concerto ha dato un senso a tutto. Una menzione d’onore va a Dave Raun, uno dei miei batteristi preferiti, ed è stato un vero onore vederlo suonare dal vivo.

Grazie Lagwagon e grazie anche a the city of Leghorn, che per una buona volta ci ha regalato una grande serata.

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