“The wolf you feed” by Riverboat Gamblers

Di Michela Rognoni

Dopo 3 anni da “Underneath The Owl” e moltissimi concerti in tutto il mondo – tra cui addirittura uno in Italia – i texani Riverboat Gamblers tornano con il più ambizioso tra i loro lavori: The Woolf You Feed.

L’album esplode subito nel migliore dei modi con “Good Veins”, seguita a ruota, meno di due minuti dopo, da “Bite My Tongue”: già da questi primi pezzi si può notare un cambiamento nel sound dei gamblers che avvicinatisi furtivamente all’hard rock, riescono ad infettarlo con un po’ del loro punk rock.

Con “Comedians”, primo singolo estratto e peggior pezzo dell’album, ci si stacca da questa incalzante sonorità per perdersi in un’insopportabile deliranza, resa sensata forse solo dal testo e dall’interpretazione psicotica del carismatico frontman Mike Wiebe.

Grazie al cielo “Soliloqui” ci riporta dove le prime due tracce ci avevano lasciati. Le chitarre di Ian e Fadi suonano più potenti ed aggressive rispetto ai lavori precedenti, ed è anche questo che rende il risultato molto più rock e meno power pop del solito.

“Gallows Bird” è un pezzo blueseggiante con un’anima dark. I suoni cupi, i colpi di batteria sbavati, il rumore di ferraglia in sottofondo e la voce straziata, rendono tutto squisitamente inquietante.

“Blue Ghost” è un pezzo veloce ed energetico in perfetto contrasto col precedente.

“Heart Conditions” unisce gli anni 80 al sound dei vecchi Riverboat Gamblers (quelli di “To the confusion of our enemies” per intenderci ). Il pezzo non convince del tutto, è uno dei più dimenticabili del disco.

“Loser Neck” è basata su un riff infinitamente grunge continuamente decorato da arpeggi che lo rendono più rock. Da qui è evidente che in questo disco la composizione dei brani diventa più complessa e ricercata, senza però rovinare l’energia che questo gruppo è solito veicolare.

“Dead Eyes” è un pezzo che piacerebbe sicuramente alla Chiara da quanto suona garage e lame-ass rock. No a parte gli scherzi, se gli Oasis fossero nati in America, e ad un certo punto avessero avuto una crisi mistica, questo sarebbe il risultato.

“Eviction Note” è il pezzo più punk rock del disco la cui spensieratezza e i vari “oooh ooooh” servono a renderlo un brano estivo da vento tra i capelli.

In conclusione, il tutto si presenta come il lavoro più complesso nella storia dei Riverboat Gamblers, ma riesce comunque a rimanere fresco e piacevole, forse più di quanto ci saremmo aspettati.

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