Summerlin ‘R’ Good Enough – “You Can’t Burn Out If You’re Not On Fire” by Summerlin

Di Michela Rognoni

I Summerlin erano un semi-sconosciuto quartetto pop punk di Leeds, nello Yorkshire, prima del rilascio del loro primo disco “You Can’t Burn Out If You’re Not On Fire”. Si apre con “Let It Go”: un pezzo energico che ti trasposta nell’atmosfera pop punk inizio 2000, dove le strutture sono già più complesse rispetto ai classici, ma si avverte la genuinità che scarseggia al giorno d’oggi. Ricorda vagamente gli All Time Low dei tempi di SWIR. “Sink Or Swim” inizia con un riff blinkeggiante. La parte strumentale, un po’ troppo ricca, risulta un po’ confusionaria mentre la melodia rimane estremamente orecchiabile. “My Old Life Isn’t As Glamorous As My Webpage Made It Look”  porta nel titolo un tema sempre più attuale e mi fa venire in mente alcune persone – almeno due – che non citerò per non rischiare di farle sentire ancora più importanti, “don’t try to be a hero” cita il testo Ha la tipica struttura della canzone pop punk – inclusi i nanana e i tupa tupa – che è sempre piacevole. In “Growing Up Sucks” si sente perfettamente l’influenza dei New Found Glory, anche nella gestione della voce… note molto lunghe sopra ad una batteria pestata. Anche il tema trattato è emblematico per questo genere. Con “Vertigo” il disco diventa sempre più hardcore. Melodico. I riff sono sempre più incalzanti e le seconde voci coinvolgenti, soprattutto nell’effetto gang del ritornello. “Fortune And Glory, Kid” è la sesta traccia del disco e i Summerlin ancora  non si fermano a riprendere fiato: altro pezzo energico su cui saltare e fare headbanging. Ne approfitto per parlare della voce del cantante che risulta un po’ fuori luogo ma in senso positivo, né banale né scontata.“United Divided” (bonus track dell’edizione Europea del disco) fa l’occhiolino alla tendenza emocore in voga a partire dal 2006…quando la gente aveva cominciato ad urlare ma in modo ancora sopportabile e comprensibile. Non è un brutto pezzo ma questo disco non necessitava di lui. “How To Spot A Compulsive Liar” è un altro titolo geniale. Con questo pezzo si ritorna al buon vecchio pop punk e ai suoi riff semplici e ripetitivi. “Easy On The Eyes” è l’unico pezzo pseudo-lento e romantico del disco. C’è di buono che mantiene la spontaneità che caratterizza questo disco. Però segue un “format” (non mi viene la parola esatta) un po’ abusato negli ultimi tempi. Bocciata, ci voleva qualcosa più “chitarra acustica sulla spiaggia” ma forse in Inghilterra fa troppo freddo per pensare in costume e crema solare. “You Can’t Burn Out If You’re Not On Fire” è la title track e chiude l’album.  Riprende un po’ quel sound un po’ troppo metalcore che ho già stroncato in united divided. Tral’altro la voce qui mi ricorda un sacco qualcuno ma non mi viene in mente chi. Insomma un pezzo mediocre con cui concludere un primo album quasi perfetto. Da consigliare a quelli che dicono che i ragazzi di oggi non hanno più lo spirito giusto nel fare musica.

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