Rock n Roll That Makes You Smile – Kids In The Street By The All-American Rejects

Di Michela Rognoni

Oltre ad essere il quarto album dei The All-American Rejects, Kids In The Street è il risultato di ciò che succede quando Nick Wheeler porta in gita in montagna l’eccentrico frontman Tyson Ritter per convincerlo a non mollare la band dopo essersi trasferito a Los Angeles, aver mollato la storica fidanzata ed essersi accorto che non ci si sente tanto bene facendo gli wasted tutte le sere.
E’ un album molto personale, i brani contenuti in esso sono un susseguirsi di esperienze narrate in prima persona da chi le ha vissute, quasi a creare un musical sulla propria vita. Con la sua vena rock n roll di stampo anni ’80 e il grande bisogno di sperimentazione (gran parte del booklet serve a citare tutti i musicisti aggiuntivi che hanno partecipato alla realizzazione del disco), Kids In The Street segna un grande cambiamento. Ma alla fine c’era da aspettarselo da una band che si è sempre impegnata a progredire e rischiare per evitare di riproporre sempre gli stessi pezzi che hanno assicurato loro il successo.

L’opening è l’ormai conosciutissima “Someday’s Gone” da cui era stato registrato un video in cui veniva svelata la data di rilascio dell’album. E l’ho ascoltata così tante volte che oramai per me è difficile commentarla all’interno di questo album. Quello che vediamo guardando indietro è “When The World Come Down” e sentendo questo pezzo si può percepire una continuità con quel tipo di sound.
In “Beekeeper’s Daughter”, primo vero singolo estratto, la prima cosa che si fa notare è l’abilità di Tyson Ritter come songwriter. Questa canzone, oramai è risaputo, disegna un ritratto ripugnante del frontman della band che pensa di poter fare tutto ciò che vuole dando per scontato che la sua ragazza sia sempre lì ad aspettarlo, e firma la sua patetica apologia con una metafora intramontabile “You’re a pretty little flower/ but I’m a busy little be” – penso che tutti abbiano capito -.
”Fast And Slow” è una canzone molto sensuale – sensualità ulteriormente accentata dalla presenza della voce femminile di Audra Mae – e così ben strutturata che ogni singolo suono sembra essere in funzione del testo. (aggiungere parto di testo a caso)
Sullo sfondo un po’ troppo electro-pop di “Heartbeat Slowing Down” si riconoscono il timbro e l’interpretazione tipici dello stile vocale di Ritter, quella cosa in cui, mentre fa gli acuti, sembra che i suoni lottino per uscire da soli dalla sua bocca mentre lui cerca di resistere ed è tutto un coro di sospiri e gemiti per intenderci… Chi ascolta gli All-American Rejects da più di due mesi riuscirà a cantare perfettamente il ritornello subito al primo ascolto: “I can hear your heartbeat slowing down/ I can hear your heartbeat turn me around/ You can take my life/ All you need/ Make me right/ I can’t sleep with your heartbeat slowing down”. Questa sarà la canzone che curerà il cuore spezzato di migliaia di adolescenti. Dovrebbero esserci delle addictional vocals di Mika ma io non le sento.
Su “Walk Over Me”, vi giuro, avevo pensato di scrivere qualcosa di serio, tipo che ricorda i pezzi glam rock degli anni 80, ma l’unica cosa a cui riesco a pensare è Tyson Ritter vestito di rosa che fa headbanging con una scarpina di paillettes appesa all’asta del microfono, Nick Wheeler con un cappello a cilindro e occhiali tondi a specchio e Chris Gaylor con i capelli lunghi cottonati e una faccia in testa – Mike Kennerty non riesce ad essere storpiato da questa mente malata, sarà perché è già un po’ anni 80 di suo -. Scusate la scarsa professionalità. Se l’album vi sta piacendo, amerete questo pezzo. Se l’album non vi sta piacendo, questa sarà la vostra guilty pleasure.
Non ho molto da dire su “Out The Door”, fino ad ora è il brano che mi ha colpita di meno. L’intro mi ricorda il suono che faceva la chitarra elettrica quando suonavamo nella mia cameretta. Poi però l’atmosfera diventa un po’ più magica, grazie anche ai riferimenti – che forse percepisco solo io – a Biancaneve e Alice Nel Paese Delle Meraviglie.
La titletrack “Kids in the Street” è un inno malinconico che tutti possiamo fare nostro. Kids in the Street è quello che siamo stati e quella parte di noi che dovremmo custodire con cura anche se oramai sembra solo il passato. E’ anche uno sputo in un occhio a chi ha osato dire che i testi di questo disco sono banali e scontati: Tyson Ritter paragona questi Kids ad un sole geloso rendendoli più caldi e splendenti – questo è quello che capisco io, ma il bello della poesia è che non necessariamente uno ci deve capire quello che l’autore stava pensando. “We were dreams/ We were American graffiti scenes/ We’re no war, no peace, no hope, no means, just us”.
“Bleed Into Your Mind” è una delle canzoni che rendono l’album complessivamente poco orecchiabile, grazie alla sua dimensione onirica ed all’ansia trasmessa dal riff di chitarra che scandisce le parole di Ritter.
In “Gonzo” la batteria è il protagonista assoluto, ed accompagna ad ogni battere questo inno alla vita. Il testo sembra un tantino banale rispetto a quelli sentiti finora ma potrebbe essere una scelta cosciente fatta per bilanciare la complessità della parte strumentale. Le voci che si mischiano nel sottofondo danno quel tocco in più che serve a rendere più apprezzabile questo brano insolito.
“Affection” si apre come una ballata piano-rock che ricorda i beatles in tutto e per tutto ma si conclude con un exploit in stile singoli-dei-Queen (volendo esagerare). E’ uno di quei pezzi su cui non si può dire molto, bisogna ascoltare per capire.
Se non stessimo parlando della deluxe editino questo disco si concluderebbe con la ballata acustica e strappalacrime “I For You”, perché, diciamocelo, ogni album ha bisogno di un pezzo acustico e strappalacrime per finire in bellezza. Una cosa importante da sapere su questo brano è che (citando il booklet) è stato registrato in una baracca (o forse è una baita) da qualche parte fuori dalla Sequoia National Forest.

Da qui in poi si parla delle bonus track contenute nella Deluxe edition del disco:
Drown Next To Me è una bonus track malinconica un po’ orchestrale che si culmina in un crescendo finale che svanisce in un rumore di fondo, qualche nota di pianoforte e un bisbiglio quasi impercettibile.
La versione demo di Someday’s Gone è decisamente migliore di quella ufficiale, meno spontanea, i suoni sono più finti e plastici e la voce di Tyson ancora poco decisa diventa l’unico centro di attenzione facendosi apprezzare in tutte le sue sfumature.
La versione demo di “Bleed into Your Mind” invece rende molto meno più o meno per gli stessi motivi.
Il disco si conclude una volta per tutte con “Do Me Right” che con la sua freschezza, i suoi riferimenti ad elementi naturali e quei campanellini ricorda un po’ i tempi di Move Along anche se non eccessivamente. Un bel modo allegro per concludere un disco così poco orecchiabile che necessita sicuramente un ascolto approfondito per essere apprezzato.

Annunci

1 commento su “Rock n Roll That Makes You Smile – Kids In The Street By The All-American Rejects”

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.