Un party a cui troppe persone sono state invitate – LMFAO @ Alcatraz, Milano 14/03/12

Di Sara Cavazzini

Disclaimer: non avrei mai voluto scrivere questo post (poi capirete perché), ma mi sono apparsi in sogno Gabe Saporta e Billy Beckett e mi hanno ordinato di farlo.

Mi scuso in anticipo per tutta la misantropia che ci sarà in questo articolo, ma sono abituata a concerti con gente civile, o con poca gente, dove addirittura ho il mio spazio vitale, quindi davanti a così tante persone mi sono trovata in difficoltà.
Dopo una settimana passata a letto malata e qualche giornata troppo pesante, la cosa migliore da fare sarebbe andare a un hypermelodic pop-punk show, e invece no, mentre Chelli e Chiara erano a farsi un sacco di risate con gli On My Honor (e se non avete letto la recensione/visto l’intervista fatelo subito), io sono andata a vedere gli LMFAO, e il risultato non è stato esattamente lo stesso.

Arriviamo fuori dall’Alcatraz nel pomeriggio; stranamente c’erano già le transenne, anche se non c’era moltissima gente in fila, quindi decidiamo di andare a fare un giro al McDonald’s. Torniamo, ci mettiamo in fila e facciamo amicizia con le due ragazze che erano affianco a noi, scopriamo che sono delle nostre parti e che abbiamo degli stalk…ehm, amici in comune. Eravamo tranquillamente sedute sul comodissimo e pulitissimo marciapiede quando è arrivato l’amico dell’umanità per eccellenza, il piccione, che dopo essersi accomodato sul cornicione esattamente sopra di noi, ha deciso di deliziare la nostra presenza offrendoci i suoi escrementi, che alcune persone hanno rischiato di prendere in testa (mi stupisco di me stessa per la finezza con cui ho scritto questa cosa).
Si aprono le porte, in modo stranamente calmo le persone iniziano ad entrare ed entriamo anche noi…si, mi pare ovvio.

Apre la serata un certo Matthew Koma che sale sul palco con il suo bel faccino e una chitarra, al che io penso “wow, magari è qualcosa che mi può piacere”…e invece no. Suona un po’ di canzoni e riesce a far esaltare le sue 4 funsuperfan che erano in prima fila e gli urlavano “OMG I LOVE YOOUU!!11!”. Alla fine non era neanche male, ma diciamo che se avesse suonato con dietro una band, invece che con un computer, forse sarebbe stato meglio.

È quindi il turno dei Far East Movement (per capirci, quelli di Like a G6) che apparentemente tutti conoscono…tutti tranne me. Fanno un sacco di canzoni, troppe, una simile all’altra. Ed è qua che il nostro incubo inizia, la gente comincia a schiacciarci in avanti, i soliti pirla iniziano ad aver bevuto abbastanza per dare molto fastidio e quindi è il delirio. Ad un certo punto sembrava quasi che si fosse ristabilita la calma, ma un Far East Movement prende la malsana decisione di lanciarsi sulla folla (mi ha spaccato una mano anche, ma vabbè) ed ha riportato il panico, GRAZIE SIMPATICO FAR EAST MOVEMENT.
I Far East Movement, dopo aver fatto ballare/saltare/morire tutti, scendono dal palco e lasciano la folla in balia della propria pazzia. In mezzo a caldo, un miscuglio di sudori indefiniti e carenza d’aria, giustamente le persone intelligenti si mettono a fumare, intossicando tutti e facendo sparire la poca aria rimasta. Quindi partono i primi “Ma che cazzo fumi?” e una ragazza affianco a me (che assomigliava un sacco a Flo, ma questo non c’entra) inizia a battersi per la causa e ottiene come risposta da una dodicenne ultrarebbbel “Che gente di merda che c’è a Milano, non si può neanche fumare”. Io, che purtroppo ho sentito, mi altero un attimino, ma al grido di “Cicciamerda la gente di merda che c’è a Milano è gente non di Milano tipo te”, decido di lasciar perdere perché so che Dio Gabe vede e provvede.

Dovrebbe essere il momento degli LMFAO, invece sul palco ce n’è solo la metà, RedFoo, che ci comunica che SkyBlu (vedi te che nomi di merda che si sono andati a scegliere questi…scusate) ha dei problemi e non può essere presente e ci fa dire cose tipo “SkyBlu get well soon”. Deduciamo quindi che SkyBlu non esiste e che ci sono tanti idioti che, prima che si sapesse questa cosa, hanno detto di averlo visto in giro di fianco al palco o scendere dal tourbus…siete proprio bravi.
Anche se solo, Redfoo tiene bene il palco, accompagnato da vari ballerini, due dei quali della Quest Crew, e credo che siano stati la cosa che mi ha fatto emozionare di più di tutta la serata, quindi ho detto tutto.
Una mega zebra viene lanciata sul pubblico e degli *insultoavoipiùcongeniale* decidono di farla loro, di cercare di abbassarla tra la folla, sgonfiarla e portarsela a casa, non pensando però che sotto ci fossero delle persone, tra cui io, che hanno rischiato di rimanere soffocate. A questo punto decidiamo che è arrivato il momento di abbandonare le incivili prime file e ci spostiamo in fondo al locale, dove l’estinzione dell’aria sembra non essersi ancora completata e possiamo quindi respirare.
Redfoo fa un sacco di canzoni, la maggior parte delle quali sconosciute al 99% della popolazione mondiale, e lascia per ultime le più conosciute tipo Champagne Showers, Party Rock Anthem  e Sexy And I Know It, e proprio queste ultime due canzoni sono state riproposte circa una cinquantina di volte in vari tipi di remix alla fine dello show che quasi non se ne poteva più. Tutto finisce, le luci si riaccendono, usciamo dal locale e ci ritroviamo nella giungla delle bancarelle di roba tarocca che io assolutamente non sopporto, ma ben presto ci allontaniamo e torniamo al nostro caro Mc, dove il tizio ci dice che nel pomeriggio gli LMFAO o chi per loro avevano ordinato 100 hamburger. Noi ci fingiamo interessate perché avevamo già sparso troppo odio per quella sera, e rispondere con un fottesega non sarebbe stato per nulla carino.

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