Quando Pete Wentz smise di essere emo e diventò un diggei (aka Black Cards)

Di Mavi Mazzolini

(foto vecchia scelta da Jimmy perché aveva poco sbatty di cercare)

Se state cercando nuova musica tamarra con cui fare party questo weekend, i Black Cards fanno al caso vostro. Toltosi i panni di bassista pop-punk famoso più che per quelle da musicista per un altro tipo di doti, Pete Wentz (anche detto Pit Ventz) si è dato all’elettronica: Up The Anti I Volume remixa ed edita 32 successi che nemmeno Hot Party riuscirebbe a mettere tutti insieme in un unico cd.
Il mixtape si apre con l’inquietantissima voce di Pit che saluta e intrduce “Get Your Ass Back Home” dei Gym Class Heroes e Neon Hitch, a mio parere il miglior brano del cd, catchy ed intrigante al punto giusto, ed è impossibile non tenere il ritmo con la mano o con la testa. Un risveglio muscolare per il remix successivo, “Antidote” degli Swedish House Mafia e dei Knife Party in edit Kaskade, un pezzo di per sé tamarrissimo alla fast and furious che farà scatenare violentemente il fist pump dei più impavidi ed esperti festaioli. Il cd tiene un ritmo veloce e coinvolgente almeno fino a Summit di Skrillex feat. Ellie Goulding, Aylen remix version, e al live edit di We Found Love di Rihanna, che prende e coinvolge perché in stile “lla macchina del mhm ha un psss nella pfpf” va ad eliminare pezzi del riff lasciando spaesati ma allo stesso tempo ancora più coinvolti gli ascoltatori. Da qui in poi il cd inizia a perdere tono, risultando leggermente ripetitivo e più lento, ravvivato solamente dai remix di #1Nite dei Cobra Starship (introdotto da Gabe in persona, che ci ripete che stiamo ascoltando i Black Cards) e un inaspettato Ed Sheeran e della sua You Need Me, I don’t Need You. Un po’ troppo ambizioso è stato il remix di Earthquakey people di uno delle colonne portanti dell’elettronica, ovvero Steve Aoki, che non è a parer mio assolutamente paragonabile all’originale. Se questo remix fosse davvero suonato ad un party, probabilmente sarebbe la canzone ideale per andare a fare un giro fuori a prendere aria o a fare gli wasted che si fumano una siga. Vagamente alla Justice il remix di Dirty Dancer degli Oh My!, vivace e decisamente ben riuscito. Il cd procede con il suo tono ripetitivo con altri remix in chiave dubstep di Skrillex (il cui senso sinceramente mi sfugge) fra cui anche Breaking a Sweat, il featuring con i Doors. Interessante la reinterpretazione di Born To Die di Lana del Rey. La raccolta si conclude con l’edit di Hov-A-Finale di Jay-Z e Porter Robinson, che è particolarmente coinvolgente soprattutto grazie al rap del bro Jay.
Una playlist buona ma che non riesce a mantenere il ritmo coinvolgente dettato dalle prime tracce.
Non male come esperimento Pit, ma detto ciò vado a riascoltarmi i cd dei Fall Out Boy.

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