Bevo la Coca cola gusto Cherry perché me l’hanno detto gli Ataris – Live in LA/Hang Your Head In Hope by Kris Roe

Di Michela Rognoni

Un giorno, o per meglio dire, il 5 marzo 2009, prima di concludere il suo live acustico al Tambourine di Seregno, Kris Roe salutava la folla promettendo di tornare verso settembre/ottobre dello stesso anno con gli Ataris ed un nuovo album “The Graveyard of the Atlantic”.
Siamo a novembre. Del 2011. E quell’album ancora non esiste.
Esiste un vinile contenente 2 pezzi tra cui la title track. Esiste la title track. Ma ancora dell’album neanche l’ombra.
Kris Roe intanto ci tiene informati attraverso la pagina facebook ufficiale  e ci spiega i problemi che ci sono stati e i motivi per cui Graveyard of the Atlantics è ancora un album fantasma.
Questo non vi basta per riuscire a perdonarlo e a pazientare ancora un po’?

Allora forse vi basteranno le due raccolte acustiche fresche di pubblicazione, disponibili in formato digitale col metodo della donazione “pay what you want”:
L’EP “Kristopher Roe Live Acoustic Set Los Angeles 2011”, e il full length “Hang Your Head In Hope” (disponibili su Bandcamp ).
Kristopher Roe Live Acoustic Set Los Angeles 2011 contiene 6 tracce suonate dal vivo come si può intuire dal nome, nonostante questo il suono risulta pulito e piacevole (soprattutto senza coretti del pubblico in sottofondo). La voce è così naturale e genuina che si possono distinguere chiaramente gli sputacchi nel microfono.
L’album si apre con “The Graveyard Of The Atlantic”,la nuova canzone che ormai conoscono tutti, quella che, ai tempi della sua prima apparizione, ci aveva fatto pensare che Kris era in grado di rinnovarsi dopo ogni disco, di non scadere mai nel banale e di essere sempre un grande songwriter.

La voce graffiante riflette perfettamente il mood della canzone.
Il secondo pezzo è “Can’t Hardly Wait”, cover dei Replacements (uno dei gruppi preferiti di Kris)

Personalmente non conoscevo questa canzone prima di ascoltarne la cover. Non oso dire che sia meglio dell’originale, ma è comunque piacevole e ben eseguita.

Segue “My Hotel Year” canzone che non ho mai amato molto ma che acustica rende tantissimo. In questo pezzo in particolare si può notare quanto il vecchio frontman sia maturato vocalmente. Qui non c’è pressoché niente di modificato in studio quindi potete crederci!
”12-15-10” è un inedito che ci da un assaggio di quello che dovremmo aspettarci dal disco fantasma. Ed è un assaggio squisito. Al primo ascolto non fai altro che pensare:”non vedo l’ora di sentirla non-acustica”. Al secondo ascolto ti rendi conto di quanto sia stupendo il testo.
Inizia “Broken Promise Ring” e si sentono le urla di approvazione del pubblico di Los Angeles. La persona a cui è dedicata questa canzone non è la stessa per cui era stata scritta probabilmente. Se come me seguite gli ataris dall’alba dei tempi a questo punto vi scapperà una lacrima ripensando ai momenti a cui avete associato questo pezzo.
e le cose non migliorano scoprendo che l’ultimo pezzo dell’EP è la mega-hit “In This Diary” che rivisitata nel 2011 ci trova tutta la notte svegli a parlare ascoltando le canzoni dei Replacements e non delle canzoni anni 80, e saliremo su uno “shitty van” quando sarà tempo di andare. Kris ci assicura che il pubblico di Los Angeles canta molto bene, e ce lo farà sentire.

Being grown up isn’t half as fun as growing up.

Hang Your Head in Hope è registrato a Mesa in Arizona in una qualcosa di molto simile ad una camera da letto, con un solo microfono. Vintage. Per cui, se già il live suonava pulito e sincero, il full lenght lo è doppiamente.

La prima canzone è l’inedito di cui vi parlavo prima “12-15-10”. La voce meno “sputacchiosa” e più curata la fa apprezzare ancora di più e le urla strazianti di Kris ci fa rimpiangere i tempi di “End Is Forever”.
segue di nuovo la cover dei Replacements “Can’t Hardly Wait”. La differenza principale tra questo disco e l’EP è che qui il suono è più pieno e bilanciato. Ed a questo punto penso che mi farò una cultura sui Replacements perché mi sono innamorata di questo pezzo.

Anche “My Hotel Year” si ripete. Ed io non ho voglia di ripetermi. Comunque se proprio volete saperlo gli Ataris erano quello che nel 2006 avreste dovuto definire emo, non i My Chemical Romance con il loro trucco da zombie e i capelli davanti alla faccia. E’ tutta una questione di sentimentalismi.

“How I Spent My Summer Vacation” è stata una piacevole sorpresa. Esistevano già due versioni di questa canzone (quella di Let It Burn e quella di End Is Forever) e questa può essere considerata una terza versione visto che oramai, mentre il resto non è cambiato, lui è stato ”lost for 30 years”.
Questo pezzo comunque contiene alcune delle frasi più dolci e “tenerose” di tutti i tempi, oltre ad un’atmosfera nostalgica e un sound anni ’90.

Torniamo alle ripetizioni con “Graveyard Of The Atlantic” ma vabbè questa non potevano non metterla ovunque visto che è la cosa che somiglia di più ad un nuovo singolo. Ci terrei a citare una frase che mi ha colpito parecchio: “I am just a bit part on this movie of your life”…come prosegue dovrete scoprirlo da soli.
Si viaggia nel tempo con “Your Boyfriend Suck”. Quanto avrei voluto avere un amico come Kris, che mi mettesse in guardia in un certo momento della mia vita. Un po’ tutti l’avremmo voluto – anche i new found glory l’avrebbero voluto! –. La presenza di questa canzone in questo “simil-greatest hits” ci fa capire quanto a Kris piacciano le sue canzoni di “Blue Skies, Broken Hearts…Next 12 Exits”.
Si prosegue con “Eight of Nine”, canzone che non è mai stata molto meno acustica di così. Così profonda che riesce sempre, in un modo o nell’altro, ad emozionare. Le variazioni vocali nel pezzo rispetto alla versione di “So Long, Astoria” e la pronuncia più chiara delle parole rendono il tutto più coinvolgente.

Si ripresenta anche “Broken Promise Ring”, sinceramente mi sono un po’ rotta le balle di scrivere commenti diversi alle stesse canzoni, l’unica cosa che cambia dalla versione del cd sono gli “wooooo” e l’unica cosa che cambia rispetto all’EP (oltre alla qualità del suono) è un “dreaming” un po’ più lungo e l’assenza del pubblico che batte le mani a fine canzone.
”The Hero Dies In This One” è forse una delle canzoni con il testo più forte nell’intera discografia degli Ataris. Argomento che tocca un po’ tutti ad un certo punto della vita. “I’ll never be the same without you/I love you more than you will never know/…/we must go on/.
La voce di Kris era già ultra-emozionata nel live at the metro, ma in questo disco lo è mille volte di più, e le variazioni amplificano questa sensazione all’inverosimile.

Segue una versione velocissima di “All Souls Day”, pezzo che non ha mai avuto la visibilità che si merita. Questa versione mi esalta particolarmente per tutta l’energia che trasmette, e perché dopo “Welcome The Night” e tutti questi acustici non ero più abituata a pensare ad un Kris così aggressivo, sembra quasi spensierato (volevo scrivere leggero ma non mi sembra il caso).

Ritorna “In This Diary”, che se non lo sapevate ad un certo punto era in una pubblicità della Mulino Bianco o qualcosa del genere. Le canzoni ritornano quelle degli ‘80s e lo shitty van ritorna ad essere un bus.

Comunque fare i fuochi d’artificio nei parcheggi bevendo coca cola alla ciliegia continua ad essere nella mia “to-do-list”.
E’ venuto il momento della sorprendere cover di “Skulls” dei Misfits. Si fa addirittura fatica a capire che si tratta di quella canzone all’inizio. L’esecuzione è perfetta. Kris usa la voce in maniera diversa dal solito senza rinunciare però a mettere la sua firma, c’è qualcosa di strano ed estremamente piacevole in tutto questo.
L’esaltazione prosegue visto che la prossima canzone è “Unopened Letter To The World” (e io adoro Emily Dickinson). Non me la sento di cercare di descrivere a parole questa canzone, riuscirei solo a sminuirla e a rovinarla. Facciamo che la ascoltate e basta.
E’ arrivato il momento di chiudere, e quale modo migliore di chiudere esiste se non con “San Dimas High School Football Rules”?

La peculiarità di questa versione è che “Rachel don’t you understand that/ what I say it’s true?”. E’ la descrizione di un sogno, troverò sempre geniale come Kris sia riuscito a rendere così poetico un fatto così ordinario.

Ad ascolto terminato: se siete dei mega-fans degli Ataris vi porterete sulle labbra un grosso sorriso per almeno 3 giorni; se non siete dei mega-fans degli Ataris, questo album vi convincerà a diventarlo.
Ma soprattutto compratelo. Tanto vi costa poco. Vi costa quanto pensate che sia giusto spendere per averlo.
Vi assicuro che le vostre donazioni non saranno usate da Kris per comprarsi i panini da Mc Donald’s!

1 commento su “Bevo la Coca cola gusto Cherry perché me l’hanno detto gli Ataris – Live in LA/Hang Your Head In Hope by Kris Roe”

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