LOVE rocks the City of love – Angels and Airwaves in Paris 31-01-11

Di Samir Batista

Il gran giorno è arrivato. Dopo 3 lunghissimi mesi dall’acquisto del biglietto, arriva il giorno del concerto parigino del not-too-side-project del frontman più ciccione dei Blink – Thomas DeLonge – ovvero gli Angels and Airwaves.
Naturalmente, il viaggio in Francialandia non è un viaggio culturale, visto che Parigi l’ho già vista, e tutta l’attenzione è rivolta all’arrivo della tanto aspettata serata.
Dopo una piccola visita al Louvre, si opta per aspettare ore davanti a un piccolo bar “alternativo” francese, l’Horror Picture Tea, piuttosto che andare subito davanti al magnifico teatrino di nome La Cigale, sperando di incontrare prima o poi quella che era, per ragioni oscure ai miei soliti gusti, la mia band preferita da circa 6 mesi.
Ero un pò scettico, certo, perché non volevo rischiare di perdermi le prime file per un concerto che avevo tanto sognato, ma alla fine l’idea di incontrarli risparmiando i 114 euro per il VIP package (che è comunque una cosa per cui spenderei e che comprerò sicuramente al prossimo concerto), e sopratutto quella di vederli semplicemente da vicino e scambiarci due parole (letteralmente) vinsero su di me.
Bon, 2 del pomeriggio davanti all’Horror Picture Tea sia. L’attesa, che doveva essere fino alle 6, si prolunga fino alle 7/7.30, ma la fortuna mi fa incontrare Perla e Francesco, simpatica coppia della provincia di Milano, e l’attesa – molto, ma MOLTO fredda, visto il periodo – diventa meno pesante. Finalmente però arriva il taxi della band. A qualche centimetro da me camminano Matt Wachter (decisamente più biondo dal vivo), Tom DeLonge (naturalmente con quell’odioso cappello addosso), David Kennedy (altissimissimo, che mentre tutti pensavano a Tom mi guarda e saluta me prima degli altri) e Atom Willard (arrivato pochi minuti dopo in un altro taxi, perché il suo posto in quello precedente sembrava essere occupato da quella che era apparentemente la groupie di Kennedy).
Ma passiamo al concerto. Dopo i 30 secondi più emozionanti della mia ancora corta vita, in cui ho detto a Tom DeLonge che era un gran figo, ricevuto un ringraziamento e un sorriso da questo, battuto il 5 ad Atom Willard ed aver visto mia madre eccitata dal battere il 5 a Matt Wachter, ci avviamo tutti correndo verso la metro per arrivare al concerto.
Passati dallo stand del merchandising (dove mia madre naturalmente ha perso 10 minuti a parlare con il responsabile, italiano, e a decidere quale maglia comprarmi), e dagli scalini, finalmente si spinge il portone per entrare al posto in cui volevo entrare da… sempre.
Boom. Posto bellissimo, fantastico oserei dire, acustica perfetta, poca gente, e a sorpresa, quella che in questi ultimi 7 mesi è passata da una band che non conoscevo alla mia 4a preferita.
I Twin Atlantic, scozzesi e con un accento marcato, stanno suonando Apocalytpic Renegade, presa dall’ultimo cd, uscito però ad aprile. Purtroppo, essendo arrivati tardi, mi son perso più di metà del loro cortissimo set (7 canzoni), e anche se non mi son pentito di essere andato all’Horror Picture Tea (e come potrei!?), qualche rammarico c’è. Grande band che consiglio a tutti. L’unica pecca è che diventeranno presto famosi, troppo famosi, complici i sound piuttosto catchy e sopratutto il look del cantante, Sam McTrusty, che gli porterà successo tra le teenagers.
Veri e propri supporter sono i Neon Trees, band pop ancora emergente negli Stati Uniti, molto meno degni di nota ma molto bravi live, anche se non posso negare che facciano una bella figura sul pubblico, e la batterista donna con i capelli molto “aerodinamici” ha un aspett molto più che piacevole.
Poi però arrivano loro! Gli AVA! E ora cerco di non fare una banale “recensione” canzone per canzone ma parlare sul generale, anche per stringere, e sopratutto spero di non essere troppo oggettivo.
Partiamo dalla scaletta , purtroppo, apparentemente deludente, ma solo sulla carta. Nel senso che le canzoni che preferisci di una band sono quelle che non vengono mai suonate live, è un classico, e spesso te ne rammarichi, nel pre e nel post concerto, ma quando sei lì capisci che è tutto perfetto così com’è e non vorresti che fosse diverso. Le canzoni sono scelte tra i tre album, ma anche se il tour avrebbe dovuto promuovere l’ultimo, LOVE, le tracce in esso contenute sono quelle meno suonate e sicuramente quello che si fanno “sentire” di meno, complice anche il fatto che LOVE sia il cd più deludente per la maggior parte dei fan della band, compreso me. Bello, ma non negli standard di I-Empire e We Don’t Need To Whisper.
Tornando al concertone, loro sono naturalmente grandi: David Kennedy è piuttosto bravo nel suonare i suoi pezzi non difficilissimi alla chitarra, e aggiunge davvero molto alle canzoni quando si mette alle tastiere , con il suo solito stile.
Matt Wachter non l’ho mai sentito così in forma, ma forse questo è dovuto al fatto che gli accordi del suo basso erano veri e propri piaceri per il corpo sentendoli vibrare sulle gambe grazie all’ottima acustica del posto. Poche volte ci degna di degli sguardi, occhi sempre piantati sulle corde, ma quando DeLonge lo sfotte per avere origini tedesche, il suo sorrisino non scappa a nessuno.
Atom Willard è invece probabilmente il migliore dei 4. Batterista molto sottovalutato, ha dato molto a band stratosferiche come i Rocket from the Crypt o gli Offspring (e ora ai Danko Jones), e le sue “bacchettate” mentre grida urla silenziose e con i capelli lunghi davanti agli occhi sono uno degli highlight del concerto.
Infine c’è Tom DeLonge, l’uomo che continua a suonare con una band che non riempie posti più grossi di 5000 persone di capienza (in realtà li riempieda solo con la sua stazza -Jimmy-), con la quale crea film. A quanto pare si impegna di più ora che ai tempi degli storici Blink-182. Come chiunque lo segua almeno un pò sa, la sua voce non è mai un granché, e anche se sarò più di parte qui che in qualunque cosa scritta in questa recensione,devo ammettere che è stato… Bravissimo. Non impeccabile, chiaro. Canzoni come Everything’s Magic ma sopratutto Lifeline e Breathe non sono per niente facili da cantare, ma in alcune tracce più veloci come Adventure o The War l’avreste trovato, come me, grandissimo.
Qualche ragione per convincervi a spendere i (pochi) soldi che servono per vederli:
1) Semplice, un uomo lascia perdere (più o meno) i soldoni per seguire un suo sogno. Da ammirare, per quanto non vi piacciano gli AVA. – Jimmy dissente, fare i film a caso non è proprio coerente con il “lasciar perdere i soldoni” –
2) Canta davvero molto bene, live. Non aspettatevi performance stellari, MA vi sorprenderà.
3) Gli altri trè componenti. Come Jimmy sa bene, le band non sono composte da una sola persona, e in questa band, per quanto Tom sia la fonte di quasi tutto, gli altri componenti sono fantastici e stanno dando tutto per questo “progetto”.
4) L’atmosfera è stupenda. Ormai suonano in piccoli teatrini e palazzetti, e fanno il culo ai festival giganti con acustiche di merda. -I concerti mini sono sempre i migliori -Jimmy-
5) Non c’è una quinta ragione, voi andate a vederli e basta. – questa sembrava tipo la seconda regola del fight club -Jimmy-

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