(being a yobster is a) DIRTY WORK by All Time Low

di Michela Rognoni 

E’ stata già pubblicata da Freak Promotion, ma siccome è opera mia mi sembra giusto farla apparire quì come primo post:

Ne sono state dette di tutti i colori sul quarto album degli All Time Low , “Dirty Work”: alcuni affermano che la “diversità” di questo disco rispetto ai precedenti sia data dal voler smentire le voci che li accusano di “voler imitare i Blink 182”, altri credono che sia stata solo una scelta commerciale… ma a nessuno è ancora venuto in mente che forse gli All Time Low stanno solo crescendo e sentono il bisogno di sperimentare e provare strade nuove per definire al meglio la loro forte personalità.

Dirty Work rappresenta una sorta di sintesi degli ultimi decenni: riprende i ritornelli e riff orecchiabili tipici del pop punk degli ultimi anni 90 e ci aggiunge sonorità più elettroniche come si usa fare di questi tempi.

Do You Want Me (Dead) che però sul mio computer si chiama art of state perchè il mio cd originale versione deluxe è evidentemente una cinesata – apre il cd al meglio dando una potente scarica di energia all’ascoltatore.

I Feel Like Dancing è il primo singolo estratto e mette veramente voglia di ballare! È un singolo molto “party”, perfetto per rappresentare l’essenza dei 4 del Maryland.

Segue Guts, uno dei pezzi più belli del disco, nobilitato dalla presenza della voce femminile di Maja Iversson (The Sound).

Non mi sono ancora soffermata sui testi e con Time Bomb è giunto il momento di farlo: in generale i testi sembrano più maturi e personali, sempre con quel tocco di spensieratezza ed ironia ma capaci di far provare, dopo ogni ascolto, diverse emozioni.

Ci si continua a scatenare con Just The Way I’m Not, dopodiché, non so per quale assurdo motivo, ma con Under A Paper Moon si capisce che qualcosa sta iniziando a cambiare e che questo non sarà uno qualunque tra i dischi degli All Time Low.

Return the Favour si orienta su uno stile un po’ diverso – che però non si accosta assolutamente a quello dei Panic! At The Disco come gente teoricamente più preparata di me si ostina a dire – sonorità più ricercate e la dolce melodia di un piano che ci accompagna dall’inizio alla fine della canzone. Veramente un ottimo lavoro.

No Idea potrebbe benissimo essere un sequel di “Too Much” per la ripetitività e la lentezza con cui procede il brano e per il testo strappalacrime.

Daydream Away dovrebbe essere la ballata della situazione ma, secondo il mio modesto parere, purtroppo non regge il confronto con “Therapy” e “Remembering Sunday”, l’atmosfera è piacevole, il testo molto sincero, non ha niente che non va, solo lascia un po’ di amaro in bocca.

Non abbiamo nemmeno fatto in tempo a riprendere fiato che ritornano i pezzi scatenati da “dance all night long”, gli “anthem of a generation”: That Girl, Heroes e Get down on your knees and tell me you love me: la prima è così dannatamente catchy che dopo il primo ascolto si è già imparato il testo a memoria, la seconda racconta di un’esperienza così popolare che diventa impossibile non rispecchiarsi in essa e la terza bè…ti fa capire che se l’amore fosse tutto rose e fiori la buona musica non esisterebbe. Questa canzone potrebbe benissimo essere inserita in Nothing Personal, ma questa è solo la mia idea – niente di personale. –

My Only One invece recupera tutto quello che “Daydream Away” si era persa per strada. Immaginate la scena: è quasi il tramonto di una giornata molto piacevole, state guidando la vostra macchina, dai finestrini vedete distese d’erba e colori estivi, questa canzone è alla radio e voi cosa state facendo? Niente. Solo non riuscite a togliervi quel sorriso da ebete che è stampato sulle vostre labbra.

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